Parlando ai preti e alle religiose della Diocesi di Mosca, l'Arcivescovo ha invitato a operare affinché la Chiesa non si carichi di strutture e iniziative, ma «mantenga la sua natura familiare, luogo della parentela in Gesù, della comunione». La scelta di un «ecumenismo di popolo che parta dalla pastorale»

di Davide MILANI

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C’è chi, come don Dimitri, per essere presente ha percorso i 1400 chilometri che separano Mosca da Perm’, cittadina sugli Urali. Oppure don Yuri, che per non mancare gli Urali li ha valicati (1600 chilometri). Più fortunato don Mario – di origine argentina, ma parroco a Nizhnij Novgorod – che di strada ne ha fatta meno: “solo” 800 chilometri. E altrettanti ne dovranno fare per tornare a casa.

A questo appuntamento di preghiera, riflessione e condivisione ci tengono tutti: sia l’Arcivescovo di Mosca Paolo Pezzi, che prepara un’accoglienza premurosa e fraterna, sia i preti, i religiosi e le religiose della Diocesi cattolica Madre di Dio.

I numeri – e non solo le distanze – della Diocesi Madre di Dio in Mosca impressionano. Su una popolazione complessiva di 58 milioni di residenti (in grande maggioranza ortodossi), sparsa su un territorio di 2.629.000 km² (4 volte l’estensione dell’Italia) che copre la parte centro-settentrionale della Russia europea, i cattolici sono stimati in 200 mila: 137 sono i preti, 108 i religiosi, 129 le religiose, 63 le parrocchie.

Una volta al mese, alternativamente, si radunano o a Mosca o a San Pietroburgo: una scelta per essere “vicini” (si fa per dire) a tutti. Per il mese di novembre la giornata di incontro ha come sede Mosca. Relatore e testimone è l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola: 120 i consacrati presenti. Nella cattedrale Madre di Dio si tiene la prima parte del programma: un’ora di adorazione eucaristica, la preghiera dell’ora media e la breve riflessione di monsignor Pezzi. Poi, nel vicino Centro pastorale, il momento di confronto sul tema del laicato, seguito dalla celebrazione della Messa e dal pranzo comunitario.

L’intervento dell’Arcivescovo

«Descrivere il fedele laico a partire dall’insegnamento del Concilio Vaticano II implica considerare la sua identità in termini di vocazione-missione», ha spiegato il Cardinale introducendo la sua relazione (il testo integrale in allegato nel box a sinistra). «I laici sono chiamati a testimoniare nel mondo la bellezza della loro fede. È il dono più grande che possiamo fare ai nostri fratelli uomini in vista dell’edificazione della vita buona personale e sociale e del buon governo».

La riflessione dell’Arcivescovo ha preso le mosse dalla descrizione del laico contenuta in Christifideles laici: «Egli riceve la propria identità nel battesimo ordinato all’Eucaristia che lo costituisce membro del Corpo di Cristo e quindi lo radica essenzialmente ed esistenzialmente nell’appartenenza ecclesiale, inviandolo al mondo quale testimone». E se «l’identità del fedele laico è quella del testimone nel mondo», se ne desume anche un’altra sua caratteristica, «l’indole secolare», l’essere radicato nel mondo.

«Quando è autentico – ha spiegato il Cardinale -, il testimone fa sempre spazio all’interlocutore e a tutte le sue domande, di qualunque tipo esse siano. Vive delle stesse domande del suo interlocutore, poiché è immerso in quel medesimo campo che è il mondo. Non esistono infatti domande dei nostri contemporanei che non siano nostre; le periferie esistenziali – per usare l’espressione di papa Francesco – sono anzitutto i confini della nostra stessa esperienza umana».

Il dialogo

Al termine della sua introduzione il cardinale Scola ha dialogato con i presenti, che hanno posto diverse questioni a partire dalla vita ordinaria delle loro comunità cristiane. Un tema su tutti, quello del dialogo ecumenico: una necessità, in una terra in cui i cattolici sono l’esigua minoranza di una popolazione a quasi totalità ortodossa.

Per Scola la situazione dei cattolici in Russia aiuta a comprendere come l’ecumenismo sia una dimensione interna all’atto di fede, non attività facoltativa o estrinseca. «Si parla spesso della necessità di un ecumenismo spirituale. Io parlerei soprattutto di ecumenismo di popolo, di base. Tutti apparteniamo, pur con grandi diversità, all’unica famiglia umana, in cui tutti facciamo i conti con le esperienze fondamentali della vita. Per fare una buona teologia del laicato occorre smettere di parlare dei lontani. Non c’è nessuno che è lontano dal vivere gli affetti, il lavoro e il riposo. Il Figlio di Dio si è incarnato assumendo l’esperienza umana per accompagnarla. Questa proposta è quindi valida per tutti. Cattolici e ortodossi possono quindi camminare insieme nella società. Senza annullarne l’importanza, prima della dottrina occorre porre la vita pastorale. Il dialogo ecumenico ha bisogno di questo, non solo di discutere di ciò che ci unisce e ciò che ci separa».

E qui ha ricordato quanto a Milano, come in altre città, la Chiesa cattolica opera a favore delle comunità ortodosse, concedendo loro chiese e aiuti per il culto, per aiutarle a prendersi cura dei propri fedeli emigrati in Occidente per motivi di lavoro.

L’esperienza della Chiesa cattolica russa, che rinasce dopo gli anni della persecuzione del regime sovietico, secondo Scola contiene – pur con la sofferenza per tante profonde ferite subite – molte preziose opportunità: «La storia tragica da cui siete passati vi ha costretto a estrema semplificazione. Ora non dovete imitare le Chiese occidentali, caricandovi di apparati e iniziative. Mantenete il carattere proprio della Chiesa, che è familiare, non aziendale. È il luogo della nuova parentela in Gesù, ovvero della comunione».

Spesso, infatti, secondo il Cardinale troppe strutture, iniziative e pianificazioni, invece che aiutare il rapporto con le persone, lo impediscono: «Io percepisco come dono della Provvidenza lo stile di papa Francesco. Ci testimonia come il Vangelo aiuti a vivere bene gli aspetti fondamentali della vita». E come essere missionari oggi? «Occorre aiutare i nostri fratelli a stare nel mondo, negli ambienti dell’esistenza quotidiana, comunicando il proprio stile di vita che scaturisce dall’esperienza dell’incontro con Cristo. La missione non è una strategia, non abbiamo niente da vendere. Serve una testimonianza che però non sia solo buon esempio, ma che offra anche le ragioni del credere».

Domani l’incontro con Kirill

Ultimo appuntamento in Russia per il cardinale Scola è l’incontro in programma martedì 12 novembre con il patriarca ecumenico ortodosso Kirill.

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