Il Cardinale ha presieduto la Messa pontificale nel Duomo di Colonia. Alle 17, sempre in cattedrale, presiede e interviene ai Vespri solenni

di Davide MILANI

Pontificale nel Duomo di Colonia 2014

«I santi Magi sono testimoni del destino buono preparato da Dio per tutta l’umanità. Non siamo stati creati per la solitudine e l’estraneità ma per la comunione, la pace».

E’ il cuore del messaggio che il cardinale Angelo Scola, inviato speciale di Papa Francesco in Germania, ha rivolto domenica 28 settembre ai fedeli che gremivano la Cattedrale di Colonia per la solenne celebrazione degli 850 anni della traslazione delle Reliquie dei Magi da Milano alla città tedesca.

Il duomo, intitolato ai Santi Pietro e Maria venne costruito per ospitare le reliquie dei Re Magi, portate da Milano dall’imperatore Federico Barbarossa e consegnate all’Arcivescovo di Colonia Rainald von Dassel nel 1164. La prima pietra venne posata nel 1248, la conclusione dei lavori nel 1880.

Ad accogliere l’Arcivescovo di Milano, insieme al nunzio apostolico in Germania monsignor Nikola Eterovic, al cardinale Joachim Meisner arcivescovo emerito di Colonia, anche il nuovo arcivescovo di Colonia il cardinale Rainer Maria Woelki che lo ha salutato all’inizio della Messa: «Sono lieto di riceverla come inviato di papa Francesco. Sia con lei e con il popolo di Dio che e’ in Milano la letizia che accompagna i cercatori di Dio. E’ una gioia che non è legata ad un luogo ma che si trova dove l’uomo si erge per vedere la stella di Colui che si è umiliato fino alla morte per liberare tutti noi. La stella che sta sulla cima del campanile di Sant’Eustorgio, nella chiesa di Brugherio, sopra questa cattedrale, è sempre una stella che indica il Salvatore, Colui che si fa trovare. I Magi ci mostrano questa gioia, una persona concreta, Gesù Cristo. A Milano, a Colonia, nel mondo, camminiamo con questa gioia».

Il cardinale Scola nella sua omelia ha mosso la riflessione dalle parole dei Magi, così come le riporta il Vangelo di Matteo: “Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”.

Ha quindi spiegato: «Vogliamo immedesimarci con il loro viaggio e soprattutto con il loro cuore inquieto che li ha portati a lasciare la loro terra per incontrare Gesù nostro Signore e in lui trovare riposo. Da sempre gli uomini hanno identificato nel viaggio il simbolo della loro vita. Anche noi sappiamo di essere pellegrini sempre in viaggio, ma tante volte rischiamo di smarrire da dove siamo partiti e dove andiamo.

I Santi Magi ci insegnano innanzitutto che non si parte a caso; essi non sono vagabondi che muovono i passi senza meta e nemmeno turisti che girano per svagarsi dalla noia della vita quotidiana».

«Meta del cammino è incontrare», ha proseguito L’Arcivescovo di Milano. «Ma per questo occorre un ulteriore passo: Entrare nella casa, come dice il Vangelo. La verità alla quale aneliamo è un bambino che nasce in una povera dimora. Non si può rimanere sulla soglia. Senza questa casa, senza il luogo dell’incontro, il compimento della promessa evapora nella confusione delle nostre immaginazioni». Concludendo la sua omelia il cardinale Scola ha mostrato l’attualità dell’esperienza dei Magi, «testimoni del destino buono preparato da Dio per tutta l’umanità. Non siamo stati creati per la solitudine e l’estraneità ma per la comunione. La pace e la comunione che sono offerte in Cristo alla nostra libertà, sono donate per il mondo intero. Esse domandano di diventare criterio di proposta sociale e di partecipazione all’edificazione di una vita buona che favorisca il dialogo interculturale e interreligioso come i santi Magi ancora oggi ci ricordano. Allo stesso tempo chiedono di promuovere politiche di accoglienza, rispettose del prossimo La coda luminosa della stella continua a creare un ponte tra la Germania e le terre dell’Oriente».

Al termine del Solenne Pontificale, accompagnato in modo magistrale dai cento elementi della Schola Cantorum della Cattedrale, il cardinale Scola accompagnato dalla delegazione papale tra i quali don Giorgio Riva, parroco di Milano Sant’Eustorgio (dove i corpi dei Magi erano custoditi prima della traslazione) e don Vittorino Zoia, parroco di Brugherio, dove ancora oggi una parte delle reliquie è venerata, ha reso omaggio ai Magi, custoditi nella grande Arca situata dietro l’altare principale e risalente al XIII secolo. Suggestivo, dopo il momento di preghiera, il gesto compiuto dall’Arcivescovo di Milano e dai fedeli, che hanno camminato, chinandosi, sotto l’enorme reliquiario in legno e argento, pesante trecento chili, alto più di un metro e mezzo e lungo più di due metri: il più grande sarcofago d’Europa.

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