In San Bernardo di Chiaravalle alla Comasina, dove è forte soprattutto la presenza cinese, l’Arcivescovo parteciperà a un momento di preghiera in oratorio e poi incontrerà una famiglia e altre persone. Ne parla il parroco don Aurelio Frigerio

di Francesca LOZITO

Alla parrocchia di San Bernardo di Chiaravalle alla Comasina il meticciato di civiltà è una questione quotidiana: nella comunità si raccolgono persone da tutto il mondo. Il cardinale Angelo Scola vi si recherà venerdì 18 dicembre, facendo visita a un gruppo di famiglie. «L’Arcivescovo arriverà nella nostra parrocchia alle 16 – anticipa il parroco don Aurelio Frigerio -. Abbiamo pensato di fare una preghiera sulla Lettera pastorale in oratorio, che a quell’ora è il cuore della comunità: il venerdì è frequentato per il doposcuola, gli allenamenti della polisportiva e altre attività, ed è inoltre il giorno del catechismo delle medie. Dopo la preghiera ascolteremo l’Arcivescovo e poi ci sarà la visita a una famiglia italiana che ospita due ragazze cinesi, una italo-filippina che ha tre bambini (di cui due malati), una vedova anziana e malata e una signora centenaria».

E il quartiere, com’è?
Siamo nel Decanato di Affori, la parrocchia di San Bernardo ha 60 anni, è nata praticamente insieme alla chiesa ed è l’ultima della città verso nord prima di uscire da Milano. L’Aler ha progettato il quartiere in modo preciso, coi servizi fondamentali al centro. C’è molto verde. Negli anni ci sono stati periodi critici per la malavita e lo spaccio di droga. In parallelo, però, in molta gente sono cresciuti una forte coscienza civica e un grande senso di umanità: le persone si sono date da fare, l’istruzione si è alzata molto. Il grande nucleo arrivato qui 60 anni fa è invecchiato, i figli si sono sposati e sono andati ad abitare altrove. Sono arrivati tanti stranieri.

Quale la comunità etnica più folta?
Quella cinese: secondo una stima approssimativa, 10 mila persone, un quinto della popolazione. In gran parte sono proprietari di casa.

Quale impatto hanno sulla comunità cristiana?
C’è una crescita positiva, abbiamo anche casi di cinesi cattolici. Le due ragazzi cinesi di 18 e 16 anni che l’Arcivescovo conoscerà sono state battezzate negli ultimi anni. I genitori hanno un ristorante, sono sempre impegnati, per questo hanno scelto di affidarle a una famiglia della Comasina: sono andate alla scuola cattolica del quartiere e a un certo punto hanno chiesto il battesimo. Abbiamo da quattro anni avviato una scuola di cinese per bambini cinesi in oratorio. Perché in genere i genitori non hanno la possibilità, la capacità e il tempo di insegnare la lingua di origine, il mandarino, ai propri figli: parlano cinese, ma non insegnano a scrivere e leggere ai loro figli. L’idea della scuola è stata suggerita da un sacerdote cinese, don Pietro Duan, per alcuni anni in parrocchia. La scuola si tiene la domenica pomeriggio e c’è una suora cinese, suor Francesca, a portarla avanti. Ovviamente si fa anche doposcuola, dato che i bambini fanno fatica con l’italiano. Loro sono anche una parte importante dell’oratorio estivo: su 250 ragazzi 40 sono cinesi.

Quali sono le altre presenze straniere del quartiere che interagiscono con la parrocchia?
Senza dubbio la comunità cingalese, per la quale c’è una messa una domenica al mese. Sono poco più di un centinaio e partecipano alla scuola di italiano per stranieri.

 

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