Durante la Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo alle 10 sarà dedicato, come la cattedrale, a San Giovanni Battista. L’Arciprete monsignor Provasi: «Coronato un lavoro iniziato col Concilio»

di Filippo MAGNI

Silvano Provasi

«Abbiamo esplorato antiche cave ormai chiuse per trovare i marmi originali, quelli scelti da Andrea Appiani nel Settecento. E dopo lunghe ricerche abbiamo ottenuto il risultato che desideravamo: rinnovare il presbiterio della cattedrale in modo coerente». Così monsignor Silvano Provasi, dal 2007 arciprete del Duomo di Monza, descrive i recenti interventi che hanno portato alla realizzazione di un nuovo altare. «È il coronamento di un lavoro iniziato con il Concilio Vaticano II – prosegue il sacerdote -. Nel 1965 il presbiterio del Duomo venne modificato per adeguarlo alle nuove norme liturgiche e fu realizzata una mensa eucaristica in legno. Oggi completiamo l’opera con il marmo, eliminiamo alcuni gradini del corto senatorio e avanziamo di un metro la tavola liturgica».

Il nuovo altare sarà dedicato a San Giovanni Battista, così come lo è già la cattedrale, domenica 5 ottobre durante la messa delle 10, per l’occasione presieduta dall’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola. Il quale, entrando nella chiesa monzese, non potrà non pensare alla basilica di Sant’Ambrogio. Perché sul fronte della tavola, incorniciato da una discreta e sottile cornice di pietra grigia, brilla il paliotto d’argento dorato realizzato nel 1357 da Borgino dal Pozzo. L’orafo milanese impiegò sette anni per cesellare il suo capolavoro, ispirato all’analogo posto sull’altare della cattedrale milanese.

Si tratta di una tavola che racconta in 17 formelle la vita di San Giovanni Battista. Al centro, il battesimo di Cristo. Una spessa lastra di vetro e una sapiente illuminazione a led la rendono ancor più brillante, cattura immediatamente lo sguardo di chi si reca in Duomo. Al di là del suo indubbio valore artistico e religioso, è stata posizionata anche per la sua valenza storica. Fu infatti realizzata, nel XIV secolo, in occasione della costruzione del Duomo nella forma in cui sostanzialmente lo vediamo tuttora. Sul retro dell’altare è invece incastonata una copia di un elemento ancor più antico (l’originale è conservato nel museo sottostante): una lapide longobarda proveniente dall’oracolum di San Giovanni eretto dalla regina Teodolinda nel 595. La prima traccia di ciò che poi diverrà il Duomo di Monza. Dietro, le origini. Davanti, l’epoca moderna. E nel cuore saranno inserite, proprio in occasione della Santa Messa celebrata da Scola, le reliquie del Santo.

«Siamo particolarmente felici per l’arrivo di Scola – spiega monsignor Provasi -. È già venuto in Duomo a Monza due volte, da quando è arcivescovo di Milano, ma si trattava sempre di celebrazioni sovraparrocchiali. Questa è la prima occasione in cui visita la parrocchia del Duomo». Una realtà particolare. Monza ha 120 mila abitanti e 18 parrocchie. Una per quartiere, se non di più. Ogni fedele monzese è legato alla propria chiesa di zona, nella quale è cresciuto, ha ricevuto i sacramenti, partecipa alla messa. Il Duomo è la “chiesa madre” riconosciuta da tutti, guardata con grande affetto e orgoglio, ma frequentata non spesso. In tanti, precisa l’Arciprete, «scelgono il Duomo per le confessioni: è assicurata una presenza, distribuita su quasi tutta la giornata, di confessori per attendere i penitenti che provengono da tutta la città e dalla Brianza».

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