Il Cardinale celebra la Messa nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo e poi incontra i preti del Decanato. Il decano don Tiziano Vimercati presenta la visita

di Cristina CONTI

Sabato 18 aprile il cardinale Angelo Scola sarà in visita a Lissone (Mb). Alle ore 18 celebrerà la Messa nella chiesa dei Ss. Pietro e Paolo (piazza Giovanni XXIII, 7). Al termine ci sarà l’incontro con i preti del Decanato. Ma quali sono le caratteristiche di questo territorio? L’abbiamo chiesto al decano don Tiziano Vimercati, che è anche il responsabile della Comunità pastorale «Santa Teresa Benedetta della Croce».

Come vi siete preparati a questo momento?
La visita si inserisce nei normali incontri pastorali che il Cardinale fa nella Diocesi. A livello di Decanato abbiamo parlato di questo appuntamento sia tra i preti sia nei Consigli pastorali e abbiamo dedicato un momento di riflessione, a Macherio, con il Vicario generale sul tema del “nuovo umanesimo”. In ogni parrocchia dall’inizio della Quaresima abbiamo poi organizzato momenti di preghiera.

Quali sono le caratteristiche pastorali del vostro territorio?
Siamo a metà strada tra la Brianza e la città. Il Decanato è compatto, con due grandi Comunità pastorali: quella di Lissone, “Santa Teresa Benedetta della Croce”; e quella di Biassono, Macherio e Sovico, “Maria Vergine dell’Ascolto”. La prima ha circa 45 mila abitanti, la seconda 25 mila. C’è una buona partecipazione. Certo, non è più quella di una volta, ma le persone ci tengono. Lavoriamo molto a livello di Decanato, portando avanti iniziative comuni e collaborando con proposte diverse. Nelle attività ordinarie, poi, ogni comunità segue la sua strada. Anche tra i preti c’è un buon rapporto.

La crisi si è sentita molto da voi?
Sì, si è fatta sentire. Basti pensare all’industria del mobile. Questa zona una volta era rinomata per la presenza di mobilifici e falegnamerie. Oggi di tutto ciò è rimasto ben poco. Tante persone sono a casa senza lavoro. A Lissone in particolare è molto forte l’opera della Caritas e della San Vincenzo: un’attività continua che cerca proprio di accompagnare e sostenere chi si trova ad affrontare momenti di difficoltà.

Ci sono tanti immigrati?
Sì e anche molti profughi. Le nazionalità sono diverse. Tra coloro che si sono trasferiti qui stabilmente ci sono soprattutto persone provenienti dai Paesi dell’Est e dal Sud America. Mentre tra quelli che sono scappati dalla propria patria per motivi umanitari ci sono in prevalenza africani.

Giovani: a che punto siamo?
La Pastorale giovanile da noi è fatta molto bene e c’è un grande impegno da parte di preti ed educatori. I ragazzi frequentano in gruppi non particolarmente numerosi fino alla Cresima. Poi però c’è un crollo. Riusciamo a raccogliere numeri molto alti per l’oratorio estivo. Purtroppo per il resto la partecipazione è nettamente inferiore.

E gli anziani?
Per loro ci sono attività nelle parrocchie, ma quella che è degna di nota è l’Università della Terza Età che si trova nella parrocchia dei Santi Giuseppe e Antonio Maria Zaccaria alla Bareggia. È un’iniziativa organizzata molto bene: vengono proposte mostre ed eventi culturali a cui partecipano in tanti».

 

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