Suor Lucia Pulici, una delle tre religiose uccise nel convento di Kamenge, nella diocesi di Bujumbura, era di Desio: il dolore dei familiari e della comunità brianzola. Il messaggio del cardinale Scola

con la collaborazione di Filippo Magni

Bujumbura

Saranno sepolte nel cimitero saveriano di Bukavu (Repubblica Democratica del Congo) le tre missionarie saveriane, Lucia Pulici (75 anni, originaria di Desio), Olga Raschietti (83 anni, di Montecchio Maggiore, Vicenza) e Bernardetta Boggian (79 anni, di Ospedaletto Euganeo, Padova), assassinate domenica 7 settembre nel loro convento di Kamenge, nella diocesi di Bujumbura (Burundi). «Non ci sarà il rimpatrio delle salme per volontà espressa dalle nostre sorelle missionarie e perché la gente, che hanno amato e servito, desidera che rimangano con loro», ha dichiarato all’agenzia vaticana Fides suor Delia Guadagnini, ex superiora regionale delle Missionarie Saveriane per la Repubblica Democratica del Congo e il Burundi.

Suor Lucia e suor Olga sono state uccise nel pomeriggio, suor Bernadetta è stata assassinata intorno alla mezzanotte. L’assassino è stato arrestato: si chiama Christian Claude Butoyi, ha 33 anni e secondo la polizia «ha detto di aver commesso il crimine perché, dopo aver fatto alcune indagini, ha realizzato che il convento (che sostiene un Centro per i giovani fondato dai Padri saveriani per promuovere la convivenza tra etnie diverse, ndr) fu costruito su un terreno che apparteneva ai suoi genitori». L’uomo avrebbe dunque agito senza un vero movente e spinto da un attacco di follia, mentre in un primo tempo si era pensato a una rapina finita nel sangue. La polizia ha reso noto che sarà sottoposto a un esame psichiatrico per valutarne le condizioni mentali.  Ma sempre suor Guadagnini, all’agenzia Fides, ha detto: «Non pensiamo che questo orribile crimine sia stato commesso da una sola persona. L’impressione è che sia stata più di una persona e che, è orribile dirlo, “conoscesse il mestiere»”, oltre a conoscere molto bene la nostra casa. Il Signore saprà giudicare. Noi comunque andremo avanti con la nostra missione».

La notizia del massacro è stata diffusa dalla Diocesi di Parma. Il vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, ha espresso «la vicinanza e il cordoglio della Diocesi alla Congregazione delle missionarie Saveriane e ai familiari delle sorelle affidandole, nella preghiera, al Signore della vita. Ha invitato, inoltre, i cristiani di Parma alla preghiera e rivolto agli uomini e alle donne di buona volontà «un appello al raccoglimento e all’omaggio verso persone umili, forti, che erano votate al bene di tutti». Nel messaggio di cordoglio inviato a firma del segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, papa Francesco ha auspicato che il sangue versato dalle tre suore «diventi seme di speranza per costruire autentica fraternità tra i popoli. Il Pontefice si è detto «colpito dalla tragica morte» delle religiose e ha assicurato le sue preghiere per queste «generose testimoni del Vangelo», esprimendo la sua vicinanza e partecipazione alla Congregazione delle tre suore e a tutta la comunità di fedeli del Burundi. «Siamo nella più profonda tristezza e, forti nella fede, chiediamo al Signore di consolare i loro familiari e tutta la Famiglia delle Missionarie di Maria», ha scritto in un messaggio ai confratelli padre Luigi Menegazzo, padre generale dei Saveriani, invitando ogni comunità a radunarsi in preghiera.  

L’agenzia stampa missionaria Misna ha precisato la dinamica dell’accaduto attraverso la testimonianza di padre Mario Pulcini, superiore dei Saveriani in Burundi: «Verso le 16 di domenica sorella Bernardetta è venuta nel mio ufficio chiedendo notizie delle sorelle Lucia e Olga, che erano rimaste a casa mentre lei e sorella Mercedes si erano recate all’aeroporto per accogliere le altre sorelle di ritorno in Burundi dal loro capitolo generale a Parma. C’era apprensione soprattutto perché dall’interno della casa non c’erano segnali di vita, tutto era chiuso e con le tende tirate». Il responsabile e la consorella hanno provato a chiamare le due donne, mentre i guardiani confermavano di non averle viste. In seguito suor Bernadetta è riuscita a entrare da una porta laterale rimasta aperta e ha trovato i corpi di Olga Raschietti e Lucia Pulici. La sua morte è invece successiva: «Nella notte – ha spiegato ancora padre Pulcini – le sorelle sono tornate a chiamarmi, temevano che l’aggressore fosse in casa. Quando siamo riusciti a entrare abbiamo trovato anche suor Bernadetta, senza vita».

Una vita in missione

Suor Lucia Pulici aveva trascorso una vita in missione, in Brasile e in Africa. Cinquant’anni. Ma non mancava di tornare, ogni tre anni, a Desio, la città natale. L’ultima circostanza era stata l’anno scorso: come a ogni rientro, aveva raccolto l’affetto di chi le voleva bene facendo il giro delle case per salutare parenti e amici, raccontando loro la vita nel Sud del mondo. Così si era espressa in quella occasione: «Adesso sto tornando in Burundi, alla mia età e con un fisico debole e limitato, che non mi permette più di correre giorno e notte come prima. Interiormente però credo di poter dire che lo slancio e il desiderio di essere fedele all’amore di Gesù, per me concretizzandolo nella missione, è sempre vivo. La missione mi aiuta a dirgli nella debolezza: «Gesù, guarda, è il gesto d’amore per te”».

«Una vera missionaria, una grande educatrice, una donna di pace. Il suo volto si illuminava appena parlava delle ragazze di cui si occupava e che amava come figlie. Il suo desiderio era di servire fino in fondo l’Africa. E così è stato». Così la ricorda don Renato Bacchetta, fino a pochi giorni fa parroco di San Giorgio, il quartiere dove suor Lucia era nata, quarta di 6 sorelle e 2 fratelli: tre sorelle vivono ancora lì, la quarta abita a Padova.

I familiari hanno appreso della sua tragica morte ieri sera. Così come la Comunità saveriana di Desio. La notizia, e lo shock, sono ancora freschi, conferma il superiore padre Carmelo Boesso. «Nel Centro di Kamenge – spiega – vengono accolte giovani Hutu e Tutsi, che lì possono imparare a vivere insieme e in armonia. Un progetto non facile in un paese dove le lotte tribali hanno provocato 350 mila morti. La migliore scuola di pace possibile». «Suor Lucia era un aiuto preziosissimo – ha confermato da Bujumbura Padre Marano -. Per tanti anni si è occupata come una vera mamma della crescita di tante generazioni di ragazze africane. A ciascuna di loro ha insegnato il rispetto per loro stesse, per la propria vita e di quella degli altri, e per il valore della pace».

Il cordoglio delle autorità civili

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al cardinale Parolin, al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e a suor Ines Frizza, Superiora Generale delle Missionarie Saveriane, ha espresso «profonda costernazione e orrore» per un atto «vile ed esecrabile, perpetrato ai danni di chi si trovava in Burundi per farsi interprete, a costo di grandi sacrifici, di altissimi valori di solidarietà e fratellanza con i più bisognosi. Le tre religiose vittime di un cieco e inumano atto di criminalità sono testimonianza altissima di fedeltà alla Chiesa e ai valori più forti e nobili», ha affermato il Capo dello Stato. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha espresso il suo cordoglio alla congregazione delle Missionarie Saveriane: «Un gesto atroce che sgomenta per la ferocia rivolta nei confronti di chi era in quella zona per testimoniare solidarietà e portare aiuto concreto alle comunità locali».

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