Un dibattito con le realtà impegnate da anni per l'integrazione di una comunità complessa


Redazione

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Molti si chiedono come vivono senza lavoro…
Colmegna. Non è molto noto che moltissimi rom lavorano, magari in nero: vanno nei cantieri, le donne fanno le badanti e assistono le famiglie. Poi ci sono quelli che vivono con l’elemosina. È necessaria un’abitazione stabile, anche perché non si possono più considerare nomadi…
Davanzo. Sì, sono necessari meccanismi che facilitino l’abitare e il lavoro. Lungi da noi sostenere qualsiasi forma di assistenzialismo, siamo i primi a essere consapevoli che tutti quelli che abitano sul territorio italiano – quindi anche i rom – devono rispettare le leggi. Tuttavia è necessario conoscere bene questa realtà di persone che vengono da tradizioni e percorsi diversi. Devono quindi potersi pagare la casa, ma oggi se uno dice che è un rom non lo assume nessuno. Allora è chiaro che ci vogliono percorsi che tengano conto della loro etnia. Ma il Comune non può lavarsi le mani: chi affitta un appartamento a un rom se non c’è una tutela, la garanzia di un ente? Vista la situazione è chiaro che non possiamo dar loro case popolari scavalcando le liste d’attesa infinite. Quindi serve un piano che trovi soluzioni diversificate: esempio cascine che possono mettere a posto loro, in una logica di piccolo villaggio. Però questo ha bisogno della regia che sia della pubblica amministrazione, non è possibile che venga scaricata sul sociale.

Una realtà, quella di chi vive nei campi, che voi conoscete bene…
Cimoli. I 2 mila rom li conosciamo, sappiamo nomi e cognomi di questa gente. Allora perché non fare conto su di noi, su questo patrimonio di conoscenza della storia di tutti. Mai il Comune ci ha chiesto prima di uno sgombero quel è la loro reale situazione.

Quali nuovi progetti?
Cimoli. Rispettando le culture diverse aiutare la parte femminile a valorizzare il grande senso della famiglia e del lavoro. Secondo, trovare strade per valorizzare i rom nella scuola, che possono essere una forza perché insegnano ai bambini italiani a conoscere la diversità. All’interno di un piano della scuola accompagnare non solo a una risicata terza media, ma pensare al dopo in modo solido, da costruire insieme perché l’età dai 14 ai 20 è delicatissima. Vai alla pagina precedente…Molti si chiedono come vivono senza lavoro…Colmegna. Non è molto noto che moltissimi rom lavorano, magari in nero: vanno nei cantieri, le donne fanno le badanti e assistono le famiglie. Poi ci sono quelli che vivono con l’elemosina. È necessaria un’abitazione stabile, anche perché non si possono più considerare nomadi…Davanzo. Sì, sono necessari meccanismi che facilitino l’abitare e il lavoro. Lungi da noi sostenere qualsiasi forma di assistenzialismo, siamo i primi a essere consapevoli che tutti quelli che abitano sul territorio italiano – quindi anche i rom – devono rispettare le leggi. Tuttavia è necessario conoscere bene questa realtà di persone che vengono da tradizioni e percorsi diversi. Devono quindi potersi pagare la casa, ma oggi se uno dice che è un rom non lo assume nessuno. Allora è chiaro che ci vogliono percorsi che tengano conto della loro etnia. Ma il Comune non può lavarsi le mani: chi affitta un appartamento a un rom se non c’è una tutela, la garanzia di un ente? Vista la situazione è chiaro che non possiamo dar loro case popolari scavalcando le liste d’attesa infinite. Quindi serve un piano che trovi soluzioni diversificate: esempio cascine che possono mettere a posto loro, in una logica di piccolo villaggio. Però questo ha bisogno della regia che sia della pubblica amministrazione, non è possibile che venga scaricata sul sociale.Una realtà, quella di chi vive nei campi, che voi conoscete bene…Cimoli. I 2 mila rom li conosciamo, sappiamo nomi e cognomi di questa gente. Allora perché non fare conto su di noi, su questo patrimonio di conoscenza della storia di tutti. Mai il Comune ci ha chiesto prima di uno sgombero quel è la loro reale situazione.Quali nuovi progetti?Cimoli. Rispettando le culture diverse aiutare la parte femminile a valorizzare il grande senso della famiglia e del lavoro. Secondo, trovare strade per valorizzare i rom nella scuola, che possono essere una forza perché insegnano ai bambini italiani a conoscere la diversità. All’interno di un piano della scuola accompagnare non solo a una risicata terza media, ma pensare al dopo in modo solido, da costruire insieme perché l’età dai 14 ai 20 è delicatissima. – Don Virginio Colmegna –

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