La soglia della conversione, sia quale inveramento, liberazione e rigenerazione, sia in quanto accesso a un diverso codice per leggere la realtà, è lì dove ciascuno può incontrare il silenzio.

Questo libro vuole raccontare quale effetto di conversione abbia la disponibilità a riconoscere il silenzio.

Che cosa possiamo comprendere di noi e del mondo se, anziché rifuggire il silenzio per farci saturare dal fare quotidiano, riguardiamo la vita dal silenzio stesso? Quali sono i desideri veramente essenziali? Che cosa significa pensare? Che cosa vuol dire fare una scelta? Quale è il senso dell’esistenza e che cosa ha a che fare con quello che chiamiamo bene?

Il primo passo in questa ricerca riguarda appunto l’incontro con il silenzio. Il silenzio è, eminentemente, evento, rivelazione, invisibile prossimità di un Altro. Perciò quello che davvero conta è riconoscere il silenzio.

Il passo successivo è quello di riprendere contatto con la facoltà di desiderare. Interpellare la forza radicale che in noi si rivolge naturalmente a ciò che è valore, senso, bene, pienezza, perché racconti le tortuosità e le rivelazioni d cui è capace, perché attesti il proprio legame vitale con la facoltà di pensare.

Il passo ulteriore è quello di una riflessione sulla natura e sulla vocazione del pensiero stesso, dunque sulla nostra vocazione di esseri pensanti. L’evento del silenzio può provocarci a orientare in una direzione inedita il corso della vita e la tensione dei nostri desideri, a rinnovare completamente il nostro modo di pensare, sino a interrogarci su che cosa possiamo veramente aspettarci dalla sua capacità di riconoscere il senso delle cose, dall’esercizio della facoltà di discernimento.

Il passo successivo è tentar di comprendere cosa significa scegliere, esercitare la facoltà della scelta.

Ripartire dal silenzio, risalire al desiderio, riorientarsi nel pensiero, giungere a delle scelte.

L’ultimo passo è una scoperta, è il passo più temerario perché tenta di cogliere, non solo il senso dei passi precedenti, ma l’ordine del senso stesso, la sua origine e il suo futuro. Il senso del nostro esistere e della verità che illumina la nostra esistenza. Significa cogliere il codice nascosto che permette di rileggere la nostra condizione a partire dall’intreccio inscindibile tra relazione, amore, dono, bene.

Il codice nascosto, il codice del bene che si attua nella relazione, nell’amore e nel dono, custodisce l’accesso cognitivo dell’universo comunicativo in cui sono implicati tutti gli esseri viventi, le cose, il mondo, Dio. La vita eloquente di chi ha accolto il silenzio come compagno è parola in senso creativo, è dono e comunicazione di sé che fa sorgere e mantiene ogni comunicare propriamente umano.

L’incontro è quello prima eluso e differito, poi temuto, infine desiderato con il silenzio. L’incontro con il silenzio diventa reciproca ospitalità, si trasforma da elemento che ci accoglieva a elemento che chiede di essere accolto, per riversarsi  in noi divenendo fiducia nell’Altro da cui il senso di tutto è generato. Accade quando si giunge a varcare la linea interiore di confine tra la vita vissuta come progetto, elaborata a partire dalle proprie forze, e la vita in cui si accetta di essere elaborati, scolpiti, formati, riplasmati. Accade quando si è completamente rinunciato a far qualcosa da noi stessi per affidarsi completamente all’Altro.

L.F.

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