Il ciclo dei Quattro Elementi, realizzato fra il 1608 e il 1621 dal pittore fiammingo su commissione del cardinal Federico Borromeo, è di nuovo visibile nella sua interezza dopo la "razzia" napoleonica.

di Luca FRIGERIO

Jan Brueghel Ambrosiana Acqua

Il pittore, il cardinale, il generale. Il pittore è Jan Brueghel, artista fertile nell’invenzione e prezioso nell’esecuzione, uno dei grandi protagonisti dell’arte fiamminga del primo Seicento. Il cardinale è Federico Borromeo, cugino di san Carlo e suo successore alla guida della diocesi di Milano, intellettuale raffinato e fondatore della Biblioteca Ambrosiana. Il generale è Napoleone Bonaparte, e non c’è altro da aggiungere…

Borromeo conosce Brueghel a Roma nel 1595, lo prende al suo servizio e gli commissiona importanti lavori per la sua personale collezione: fra questi, un ciclo di splendidi dipinti a illustrare i quattro elementi (terra, aria, acqua, fuoco). Talmente belli che Bonaparte, appena entrato da trionfatore a Milano nel maggio del 1796, si presenta all’Ambrosiana per requisirli, insieme al Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e al Virgilio appartenuto a Petrarca. Alla sua caduta, i milanesi ne reclameranno la restituzione: ma due delle opere di Brueghel resteranno a Parigi. Oggi, dopo più di duecento anni, infine ritornano a casa. Anche se solo temporaneamente.

Si tratta delle allegorie dell’Aria e della Terra, che il Museo del Louvre ha prestato alla Pinacoteca Ambrosiana e che vanno così ad affiancarsi ai due lavori di Jan Brueghel già custoditi a Milano, quelli dedicati all’Acqua e al Fuoco, in una esposizione che presenta davvero tutte le caratteristiche dell’evento. In cambio, il Louvre ha ottenuto altre due mirabili dipinti, la Sacra Famiglia e il San Giovannino con l’agnello, entrambi di Bernardino Luini, ospiti d’eccezione nella mostra appena inaugurata a Parigi e dedicata al capolavoro della maturità di Leonardo da Vinci, la Vergine col Bambino e sant’Anna.

Per l’Ambrosiana, insomma, si tratta di un ritorno alle proprie radici. Come indica, del resto, il titolo stesso della rassegna, Rizómata, parola greca che significa “radici” e che fu usata dal celebre filosofo Empedocle nel V secolo avanti Cristo proprio per indicare i quattro elementi fondamentali che, secondo la visione cosmologica dell’epoca, costituiscono l’universo intero: il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra, appunto. Uno schema che ebbe grande fortuna lungo tutta l’età antica per interpretare la realtà, ma che venne rivisto nel medioevo alla luce della fede cristiana, quando la natura fu considerata soprattutto in chiave simbolica, come luogo cioè in cui è possibile leggere l’impronta del Creatore, come aveva lucidamente indicato lo stesso san Paolo nella lettera ai Romani.

La stessa sensibilità e il medesimo interesse che ancora muovevano, nel Seicento, il cardinale Federico Borromeo, che nelle opere d’arte da lui collezionate cercava innanzitutto lo “specchio” della bellezza e della varietà del Creato. Motivo per cui troviamo, nella sua personale raccolta, poi donata all’Ambrosiana, la celeberrima e inarrivabile Canestra di frutta del Caravaggio. Ragione per la quale chiese proprio al pittore fiammingo di realizzare quelle allegorie dei quattro elementi.

Il primo a essere dipinto da Brueghel fu il Fuoco, nel 1608, ed è probabilmente il più impressionante della serie, quello dove la fantasia dell’artista ha trovato maggiori possibilità d’espressione, in un’inventiva quasi infinita di soluzioni. Il fuoco è evocato innanzitutto nel violento incendio che brucia un edificio su un colle, richiamo alla natura distruttrice di questo elemento. In primo piano, però, fabbri e operai sono intenti a forgiare ogni sorta di oggetti (dalle armature ai vetri, dagli utensili ai gioielli), esposti alla rinfusa e tuttavia con un evidente intento di meravigliare lo spettatore: è il simbolo di cosa può fare l’uomo quando riesce a domare il fuoco, servendosene per le proprie necessità.

Di pochi anni più tardi dovrebbe essere l’allegoria della Terra, dove spicca una vegetazione rigogliosa e un gran numero di animali, sia selvatici, sia domestici, in un’atmosfera paradisiaca, dove in effetti, sullo sfondo, paiono far capolino le figure di Adamo e Eva “accompagnate” da Dio Creatore. Una esuberanza del paesaggio naturale che ritorna anche nel rame dedicato all’Acqua, dove l’ambiente fluviale – quasi amazzonico! – si fonde con quello marino. L’ultima opera, quella realizzata da Jan Brueghel nel 1621, l’Aria, fu anche la più apprezzata dallo stesso cardinal Federico, che la vedeva tutta pervasa di gioia e di luce, con quel frullar d’ali e quell’affollarsi di uccelli di tutte le razze e di tutti i colori. Un entusiasmo, come si è detto, purtroppo condiviso anche dallo stesso Napoleone…

Approfondimenti e iniziative per i più piccoli
I Quattro Elementi di Brueghel, finalmente riuniti, possono essere ammirati alla Pinacoteca Ambrosiana a Milano (piazza Pio XI, 2) fino al prossimo 1° luglio, da martedì a domenica, dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso 17.30). Sono previsti biglietti cumulativi (e ridotti) per la visita anche della Pinacoteca (il Louvre ha concesso anche il Francesco Idi Tiziano) e della mostra sul Codice Atlantico di Leonardo.
Sabato 28 aprile, alle ore 15.30, il curatore dell’evento, Marco Navoni, incontrerà i visitatori per una lezione introduttiva.
Mentre nei pomeriggi di sabato e domenica sono previsti laboratori didattici rivolti ai bambini dai 5 agli 11 anni (per date, informazioni e iscrizioni, tel. 348.7728303).

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