La ricezione della Nota pastorale dell’Arcivescovo nella Comunità Madonna dell’Aiuto: «Questo ambito non è più riservato ai soli “addetti ai lavori”...»

di don Carlo CONFALONIERI
Vicario parrocchiale

Bimbi a Messa_Gorgonzola

Nella Comunità pastorale Madonna dell’Aiuto in Gorgonzola la Nota pastorale dell’Arcivescovo sulla comunità educante è stata accolta con grande sollievo.

Anzitutto perché non è indicato alcun lavoro da svolgere, né alcun adempimento da ottemperare; si tratta di rinsaldare una coscienza e una appartenenza ecclesiale.

In secondo luogo perché l’ambito della vita dei ragazzi fra i 7 e gli 11 anni è stato definitivamente sdoganato dal settore degli addetti ai lavori (il “don” dell’oratorio, la catechista, l’animatore) e proposto all’attenzione di tutti.

La prospettiva promettente è quella di una pluralità di riferimenti sulla quale la comunità gorgonzolese sta già scommettendo da qualche tempo per quanto riguarda le fasce dei ragazzi più grandi. Così accade che i giovani siano accompagnati non solo dal sacerdote, ma da un altro adulto, che gli educatori siano guidati e formati anche da coppie di sposi, che gli adolescenti facciano riferimento al proprio educatore, ma anche ai responsabili dell’animazione (un adulto e un giovane).

Ora la sfida va raccolta in modo ancora più intenso per il cammino dei ragazzi, in vista del loro inserimento nella comunità cristiana, nella consapevolezza che le esperienze maturate negli scorsi anni attraverso il percorso sperimentale della catechesi già andavano in questa direzione. Mi riferisco soprattutto alla maggiore “libertà” rispetto allo schema dell’incontro settimanale in giorno feriale, spesso sostituito da ritiri, celebrazioni e giornate comunitarie, piccoli pellegrinaggi, con il coinvolgimento dei genitori dei ragazzi, e alla cura per l’accompagnamento graduale verso la celebrazione eucaristica (Sante Messe vissute in oratorio con gruppi di ragazzi e genitori; una cura per i bambini più piccoli con i progetti “bimbi a Messa” e “Messa dei bambini”).

La Nota pastorale dell’Arcivescovo e gli incontri diocesani di formazione (4giorni catechisti, EduCare) ci hanno aiutato a dire che “non basta”… Occorre uno sguardo più ampio, più armonico, in un certo senso più ambizioso: proporre Gesù e il suo particolare modo di intendere la fraternità come cuore unificante delle esperienze molteplici che un ragazzo vive e attraversa.

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