L’eredità dell’Incontro mondiale nelle parole dei responsabili della Pastorale diocesana della famiglia

di Alfonso COLZANI e Francesca DOSSI
Responsabili del Servizio per la famiglia - Diocesi di Milano

Papa_Family

Domenica scorsa siamo stati invitati a Lodi, a una Festa della famiglia, occasione di ritrovo ma anche di pensiero. In quella giornata è stata presentata un’approfondita indagine sul territorio locale, curata dall’Università Cattolica, sui bisogni delle famiglie con minori, quindi la pastorale famigliare si è interrogata sul proprio contributo per venire incontro alle urgenze emerse. Nella festa spiccavano le maglie dei volontari con i colori, ormai non più brillanti, ma portati con orgoglio, del VII Incontro mondiale delle famiglie (Imf).

Nell’impostazione della giornata si coglieva il riflesso della serietà dei temi affrontati lo scorso anno a Milano (così è stato anche in aprile al Family at work di Cernobbio). Questa prima immagine ci aiuta a comporre il complesso mosaico dell’eredità dell’Imf, da accostare alle molte e partecipatissime “feste” realizzate in primavera sui nostri territori diocesani da Luino in giù… con l’apporto dei forum provinciali di associazioni familiari, commissioni decanali e parrocchiali di pastorale famigliare, realtà del terzo settore.

Il lascito più visibile dell’Imf quindi è un’iniezione di fiducia nelle capacità organizzative e creative di parrocchie e decanati. «Insieme si può fare…»: quindi, perché non osare qualcosa in più nell’ordinario? La domanda è stata raccolta e continuerà ad avere risposta positiva soprattutto facendo tesoro di un segreto: la responsabilizzazione diretta e personale di molti laici.

Un secondo aspetto, meno visibile, ma operante, riguarda il perdurare degli effetti “rivitalizzanti” della grande festa di Bresso. L’enorme partecipazione ha segnalato il sereno attaccamento di molte famiglie all’ideale di un’unione duratura e fedele, appassionata della vita e speranzosa nel futuro: immagine che ha scarsissima risonanza nella comunicazione pubblica, dove vengono sottolineati soprattutto i fallimenti e le inadempienze della famiglia. A Bresso si è radunato un popolo di famiglie che confida nella possibilità di costruire relazioni improntate allo stile evangelico di un amore dedito e fedele. Il ritrovarsi di tante famiglie è così servito a rinsaldare e riaffermare motivazioni e scelte non facili da mantenere oggi e a rivalutare l’ambito ecclesiale come concreta risorsa.

Rimane un bagaglio di riflessioni e insegnamenti. Ci riferiamo soprattutto alle parole di Benedetto XVI, ma anche all’enorme lascito di riflessioni ed esperienze dei 111 relatori, intervenuti al Congresso teologico pastorale. Parole che sono riecheggiate frequentemente quest’anno e hanno contribuito a rafforzare l’impegno in molti settori della pastorale famigliare.

Questi i principali significati dell’evento che resistono oltre il 3 giugno 2012. Rilevanti soprattutto per chi ha potuto viverli da vicino, per questo l’Imf ha rappresentato un momento di grazia in particolar modo per la Diocesi milanese e, al suo interno, per chi ha potuto coinvolgersi. Forse la migliore conclusione ci è offerta dall’immagine della festa e quella correlata della gioia, immagine più semplice e vera di questo VII Imf, specie dei momenti finali con il Papa: una grande e tranquilla festa popolare, ordinata, gioiosa e pacifica. È il caso di “farne memoria” in questi giorni come momento che, nella festosa rottura del quotidiano, ci ha lasciato la chiara intuizione della bellezza e della possibilità di lavorare con entusiasmo per un mondo più a misura di persona e quindi di famiglia.

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