Alessandro, 19enne di Carate Brianza: «L’esigenza di prendere un impegno davanti a Lui perché la mia vita, seppure ancora in ricerca di una strada giusta, abbia una meta ben precisa»

di Veronica TODARO

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Alessandro è uno dei tanti 19enni che venerdì consegneranno all’arcivescovo Angelo Scola la propria Regola di vita. Iscritto al Politecnico di Milano, alla facoltà di Ingegneria con ottimi risultati, il giovane di Carate Brianza, frequenta la Comunità pastorale «Spirito Santo», guidata da don Gianpiero Magni. Impegnato in oratorio nell’ambito dell’animazione e dell’educazione dei ragazzi delle scuole medie, Alessandro ha scelto di porre le basi per un cammino intenso, per riflettere, confessare e testimoniare la propria fede. Un ragazzo deciso, che sa il fatto suo.

«Questa esperienza ha mosso i primi passi durante la scorsa Quaresima con gli esercizi spirituali a Seveso – racconta -. Mi sono reso conto che essere cristiani non può significare solo partecipare alla Messa domenicale, l’impegno in oratorio e qualche bel pensierino. Si tratta di passione, la stessa che muove un ragazzo che pratica uno sport o chi coltiva un interesse particolare a esercitarsi assiduamente. E se ad animarti c’è un educatore speciale come Gesù, che parla nella vita di tutti i giorni e che davvero vive in mezzo a noi, allora i dubbi e le paure si sciolgono».

«L’esperienza degli esercizi illumina su questa verità e se trova spazio nel tuo cuore ti senti chiamato a “danzare” questa vita, ossia a vivere tutte le tue scelte alla luce di ciò in cui credi – continua Alessandro -. Come dice Giovanni Paolo II, “Dio opera nelle vicende personali e concrete di ciascuno di noi. Non permettete che il tempo che il Signore vi dona trascorra come se tutto fosse un caso”. Da qui allora l’esigenza di prendere un impegno davanti a Lui perché la mia vita, seppure ancora in ricerca di una strada giusta, abbia una meta ben precisa. È una scelta che richiede coraggio perché poi ogni giorno sei proiettato in una società che fatica ad accogliere questa novità, sì perché mi pare che oggi più che mai il Vangelo sia voce nuova, diversa e difficile di accogliere».

Una testimonianza che si fa vita anche nel mondo. «È il salto della fede che invita a lottare per la Sua voce. A costo di non essere compreso dagli amici o a ricevere critiche. Spesso, infatti, mi capita di parlare con altri giovani, ma di non trovare in loro quella fiamma che li spinge a mettersi in gioco nella propria comunità, dedicando agli altri non solo le briciole del proprio tempo. Un 19enne che si rende conto di queste cose può raccontare la bellezza del credere in molti modi: tramite l’educazione di preadolescenti e adolescenti che necessitano di figure nuove, che sappiano parlare di Gesù più nelle azioni che nelle parole; in esperienze di volontariato di vario genere, dall’aiuto nel proprio paese ad anziani e disabili alle iniziative diocesane caritative. Un giovane non può essere obbligato a compiere una scelta del genere – conclude il giovane -. Ma credo, osservando e ascoltando chi si incammina in questo modo, sarà quantomeno curioso e si potrà porre delle domande. Per l’entusiasmo poi, quello viene dall’alto».

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