Nei decanati si inizia a riflettere sul testo dell’Arcivescovo “Alla scoperta del Dio vicino” per avviare il nuovo cammino. Parlano mons. Provasi e don Lucchina

di Luisa BOVE

I decani della diocesi hanno ricevuto martedì scorso la lettera pastorale dell’Arcivescovo “Alla scoperta del Dio vicino” durante l’incontro con il cardinale Angelo Scola che si è tenuto a Venegono. Avranno tempo di meditarla personalmente e confrontarsi a livello locale. Intanto qualche idea già ce l’hanno. «Inizieremo tutti gli incontri consegnando un foglio a ciascuno con queste due domande: “Che cos’è per te la fede?” e “Il tuo sguardo sugli altri è di fede?”», dice don Maurizio Lucchina, decano di Affori a nord di Milano. Punterebbe su due aspetti: «Come alimentare la nostra fede e come condividerla». Per alimentarla, spiega, «inviteremo all’ascolto della Parola di Dio e alla preghiera liturgica, invece per condividerla vorremmo creare momenti di confronto, a livello giovanile e tra famiglie, sul cammino di fede, così che diventi una comunicazione tra noi». L’ipotesi è quella di proporre ai fedeli di fermarsi un quarto d’ora al termine di ogni messa domenicale per confrontarsi sulla Parola ascoltata, «se poi ci saranno sia adulti che bambini, ci divideremo in due gruppi». Intanto continuerà anche la Scuola della Parola: «Vorremmo infatti che tutti, dai catechisti agli operatori Caritas, vivessero un cammino di fede comune».

«Invece per nutrire la fede in famiglia», aggiunge don Lucchina, «consegneremo un foglio con il vangelo della domenica e alcune domanda, quindi proporremo di leggerlo in casa il giovedì sera. Poi ogni famiglia potrà depositare in un cesto in chiesa un breve scritto (riflessioni, preghiere, intenzioni…) che sarà portato all’offertorio della messa domenicale. I preti ne faranno oggetto di preghiera o le riprenderanno in altre occasioni». Il decano di Affori insiste anche sulla missionarietà intesa come «corresponsabilità della fede e delle fatiche degli altri», ma gli piacerebbe che anche gli stessi preti si “sbilanciassero” di più a condividere la loro fede con i laici.

«Non è facile impostare i primi passi su temi fondanti la nostra vita come la fede, l’amore, il futuro, la grazia…», ammette mons. Silvano Provasi, arciprete e decano di Monza, «eppure sono temi così vicini a noi… Anche la realtà del “Dio vicino” talvolta sembra così lontano, ma è perché noi siamo lontani dall’essenziale». Nei prossimi giorni incontrerà i suoi collaboratori, preti e laici, «per meglio definire come approfondire e diffondere i contenuti della lettera del vescovo, in particolare nei quattro ambiti: famiglia, giovani, preti e consacrati/e e cristiani impegnati nella società».

Nella lettera pastorale dedicata alla fede, sono tre le parole che sottolinea mons. Provasi: verificare, alimentare e perseverare. «Verificare, per tirar fuori tutto il vero, il bello e il buono che il Signore ha incarnato in questo nostro tempo; alimentare la fede che è dono gratuito, accessibile a tutti, ma non scontato; perseverare, nonostante le tentazioni e le prove della fede nella vita familiare, nei giovani, in noi preti e nelle persone “impegnate”».

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