Annamaria Lodi (Farsi prossimo): «D’inverno gli sbarchi calano fisiologicamente e il sistema di identificazione, che agevola il passaggio verso altri Paesi senza transitare per l’Italia, porta a un’ulteriore riduzione». Incognite dalla chiusura della frontiera verso l'Austria

di Cristina CONTI

Basse temperature e controlli maggiori. E gli arrivi di profughi a Milano sono diminuiti. La situazione di siriani e iracheni che fuggono dalla guerra e vengono in città per iniziare una nuova vita al momento è abbastanza tranquilla. A dirlo è Annamaria Lodi, responsabile dei centri di accoglienza della Cooperativa Farsi Prossimo di Caritas Ambrosiana: «Durante i mesi invernali si registra sempre un calo negli sbarchi, a causa del freddo e del brutto tempo. Mi sembra però che quest’anno ci siano meno persone rispetto agli altri anni. Forse ciò significa che gli hot spot destinati all’identificazione, organizzati in Sicilia, iniziano a funzionare». In questo modo, infatti, le persone possono andare più facilmente in altri Paesi e passano meno dall’Italia. Negli ultimi due mesi nel capoluogo lombardo sono presenti soprattutto richiedenti asilo, mentre i transitanti, ossia coloro che arrivano alla Stazione Centrale per raggiungere il nord Europa, sono pochissimi: «L’altro giorno sono arrivate solo tre signore», precisa la Lodi.

A Milano la Cooperativa Farsi Prossimo gestisce due diverse tipologie di accoglienza: Casa Suraya ha 100 posti, 50 per transitanti e 50 per richiedenti asilo, in convenzione con la Prefettura, e ospita in prevalenza famiglie, donne sole e con bambini. Ci sono poi alcuni Sprar (Sistemi nazionali per la protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo) in convenzione con il Comune, che accolgono anche uomini soli.

La chiusura delle frontiere, soprattutto quella con l’Austria, lascia però molte incognite. «Già l’anno scorso, in concomitanza con le misure di sicurezza volute per il G7, ci sono state poi conseguenze sul nostro territorio – ricorda la Lodi -. Non escludo quindi che nuovi arrivi diretti al nord possano poi rientrare da noi. Bisogna capire cosa faranno. Al momento comunque il problema non si sente e da quella zona non si registra ancora nessun arrivo via terra».

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