La denuncia di Ires e Cgil pensionati, che hanno analizzato i bilanci di previsione dei 31 enti comunali. I tagli delle leggi finanziarie hanno costretto i Comuni ad aumentare i tributi e le tariffe del 28,5%

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Ai loro cittadini chiedono di sborsare nel 2011 ben 130 euro in più rispetto all’anno scorso. In cambio del nulla. È quanto accade in 31 Comuni della Lombardia i cui bilanci di previsione sono stati analizzati da Ires e Cgil pensionati. I tagli delle leggi finanziarie hanno costretto i comuni ad aumentare i tributi e le tariffe del 28,5%. Un incremento che non ha un corrispettivo nella fornitura di servizi: la spesa corrente pro capite infatti aumenta solo del 7%, ma quella sociale in senso stretto (assistenza anziani, minori, disabili) ancora meno, appena 2%. «Tutto questo mina significativamente la tenuta sociale, in particolar modo per le persone più fragili, quali anziani e disabili», sostiene la Cgil pensionati della Lombardia.

Milano è un caso a parte. Nel capoluogo lombardo infatti l’aumento pro capite delle tariffe è addirittura del 38,1%, in parte bilanciato da una diminuzione della pressione tributaria del 2,5% e da un incremento della spesa corrente dell’11,7% e di quella sociale del 26%. In altri termini, i milanesi quest’anno pagano in più rispetto al 2010 circa 230 euro per le tariffe e hanno un aumento anche dei servizi ricevuti, quantificabile in 202 euro.

Per la Cgil pensionati della Lombardia il quadro che emerge dalla ricerca è inaccettabile e «devastante per le persone»: «Per questo riaffermiamo la necessità del confronto e della negoziazione sociale con tutti i Comuni, gli ambiti, i distretti, la Regione, quale strumento per arginare la riduzione dei servizi alla persona e per rafforzare tutti gli elementi di equità e di uguaglianza».

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