Il cammino quaresimale è il tempo santo che la Chiesa offre come occasione per ritornare a Dio con tutto il cuore, per scoprire la nostra miseria e la sua infinita grandezza. Alla sequela di Gesù siamo chiamati a vivere il tempo del deserto

di Luigi NASON

Prima domenica Quaresima 2012

«Pietà di me, o Dio, nel tuo amore»: le parole del Salmo aprono e accompagnano il nostro cammino quaresimale, il tempo santo che la Chiesa ci offre come occasione propizia per ritornare a Dio con tutto il cuore, per scoprire fino in fondo la nostra miseria e l’infinita grandezza del suo amore.

Alla sequela di Gesù, «condotto dallo Spirito nel deserto» (Mt 4,1-11), anche noi siamo chiamati a vivere il tempo del deserto, il tempo della prova e della rinascita, del digiuno, del silenzio, della preghiera e dell’incontro personale con Dio, per «giungere alla gioia della Pasqua» con un cuore e una vita rinnovati. La conversione quaresimale non è semplice esperienza emotiva o obbedienza formale a un precetto, ma è impegno concreto a cambiare il cuore e la vita, a essere creature nuove nel nostro rapporto con Dio e i fratelli.

Il cammino quaresimale, fondato sulla preghiera più intensa e l’ascolto prolungato della Parola di Dio, ci aiuta a vincere i nostri egoismi e il digiuno diventa il segno di un’autentica volontà di conversione e del superamento dell’avidità e della brama di possesso che, troppo spesso, caratterizzano la nostra vita e ci allontanano dall’incontro con il Signore: «Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore» (2Cor 4,16b – 5, 9).

La Quaresima è il tempo in cui sperimentare che la storia della salvezza, nel suo svolgersi, è la nostra storia quotidiana con tutte le sue debolezze, indecisioni, cadute, storia che incontra anche l’esperienza del deserto, non quale punto di arrivo o di non ritorno, ma come momento di passaggio, di ricerca dell’essenzialità nella nostra vita. Non ci si ferma “per sempre” nel deserto, lo si attraversa per giungere al vero bene promesso, alla vera beatitudine, che è contemporaneamente gioia del perdono ricevuto e donato, consapevolezza di una responsabilità, ben richiamata dall’invito di Gesù ai suoi discepoli ad essere «sale della terra» e «luce del mondo» (Vangelo del martedì: Mt 5,13-16).

Per questo il cammino è sostenuto dalla preghiera, che la liturgia suggerisce proprio “all’ingresso” di questa prima Domenica: «Pietoso e pronto al perdono è il Signore che non ci tratta secondo i nostri peccati, ma, come un padre perdona i suoi figli, così è pietoso con noi il nostro Dio. Nel suo amore, che a tutti è vicino, cerchiamo rifugio per celebrare con gioia la Pasqua del nostro Salvatore» (canto all’ingresso). Alla sequela di Gesù il nostro cammino diventi meravigliosa e quasi incredibile riscoperta quotidiana di un amore fedele a cui abbandonarci per sperimentare la pienezza di vita della Pasqua.

«Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento»

Dal lunedì al giovedì delle prime quattro settimane di Quaresima, il Lezionario ci offre la proclamazione dell’intero discorso della montagna (Mt 5-7) preceduta da due Letture del Primo Testamento, su ciclo biennale, tratte – secondo la più originale tradizione ambrosiana – dai libri della Genesi e dei Proverbi. Le pericopi evangeliche offrono una sintesi dell’insegnamento di Gesù sull’identità di chi accetta il dono di seguirlo come discepolo e tracciano quindi un itinerario di riscoperta di questo dono e delle esigenze esistenziali richieste per accoglierlo nella vita: è il senso del cammino quaresimale di conversione.

Il lungo discorso di Gesù, aperto dall’annuncio delle beatitudini, ha le radici nelle Scritture, in particolare nella Tôrah – la traduzione “Legge” non rende bene il senso del termine ebraico che indica un insegnamento orientato a tracciare il cammino – e nei profeti: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento» (Mt 5,17).

La Genesi è il primo libro della Tôrah: ascolteremo in questa settimana dei passi tratti dal dittico dei cc. 2-3, che potremmo titolare “il progetto di Dio creatore e la risposta dell’umanità” e dal c. 4, in cui Caino e Abele sono “archetipi” di ogni relazione nella storia dell’umanità. Il rapporto tra fratelli è viziato da un’invidia che può sfociare nella violenza e nell’eliminazione dell’altro. L’interpretazione della storia dell’uomo e della donna di sempre, che è offerta dalla sapienza presente in Gen 1-11, rivela il sogno di Dio sulla creazione e sull’uomo e anche le delusioni provocate dalle scelte libere dell’uomo, ma soprattutto costituisce la profezia di un futuro in cui il progetto di Dio si manifesterà pienamente. Infatti, se il racconto di Gen 2-3 narra l’esperienza che Israele ha fatto dell’alleanza lungo la sua storia – peccato, giudizio e perdono -, estendendola a tutta l’umanità, due altri racconti rivelano il rifiuto dell’umanità di rispondere alle attese di Dio: l’omicidio di Abele (Gen 4,1-16) e la torre di Babele (Gen 11,1-9). Sono tre racconti che parlano del peccato dell’uomo e della donna di sempre, un peccato così radicato nel cuore da segnare fin dall’inizio ogni esistenza. Da qui l’impegno di riconoscere la fedeltà dell’iniziativa di Dio, che non ci abbandona alla fragilità della nostra esistenza, ricordandoci che il suo giudizio si conclude sempre con il perdono e invitandoci a ricercare la vera sapienza (Libro dei Proverbi).

Il carattere austero della Quaresima ambrosiana si esprime particolarmente nei cosiddetti venerdì aliturgici, in cui non si celebra l’Eucaristia, ma viene offerta una preparazione più intensa a quella domenicale con un ampio spazio dato all’ascolto della Parola di Dio, soprattutto nell’ufficiatura vespertina. Il Lezionario prevede, infatti, la proclamazione di quattro Letture del Primo Testamento. Infine, il sabato che, con un crescendo significativo, nelle settimane successive acquisterà una vera e propria connotazione marcatamente battesimale, già in questa settimana offre tre testi biblici che tracciano un itinerario di conversione.

Il discepolo, il cui amore «è come una nube del mattino, come rugiada che all’alba svanisce» (Os 6,4), è invitato a «svegliarsi dal sonno» e, gettate via «le opere delle tenebre», a «rivestirsi del Signore Gesù Cristo» (Rm 13,9-14), non dimenticando mai le parole di Gesù, che rileggendo il profeta Osea, proclama «misericordia io voglio e non sacrifici» (Mt 12,7). Facciamo nostre le parole della liturgia: «Immenso, o Dio, è l’amore che la tua promessa rivela, e chi può comprenderlo? Tu hai detto: “Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva” e hai chiamato a conversione la cananea e il pubblicano. Tu sei l’altissimo Dio, longanime e pronto al perdono, tu hai pazienza con noi peccatori» (antifona ingresso giorni feriali).

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