Autore: Susanna Tamaro. Edizione: Giunti

In questo ultimo libro della Tamaro, il tema del dolore è la linfa vitale della storia di cui si nutre l’io

narrante, Matteo, un chirurgo su cui si abbatte la scure della disgrazia che ne stravolge l’esistenza .

L’immersione nella solitudine in montagna diventa per Matteo il rifugio elettivo per superare quello che era divenuto uno strazio senza rimedio del suo animo “percosso e inaridito”

In quindici anni di lontananza e riflessione, dove, tuttavia accoglie coloro che salgono al monte e dialoga con essi, si rende conto del senso profondo del suo bisogno di solitudine. Senza solitudine non c’è la possibilità di comprendere il senso del tempo. E se non si comprende il senso del tempo, non si può capire il senso dell’uomo

La figura del padre di Matteo è centrale nel romanzo. L’ autrice sottolinea: E’ il personaggio che ho amato di più, perché è un padre vero, una guida. Rappresenta l’idea stessa di padre, colui che insegna cos’è il bene e cos’è il male, il giusto e l’ingiusto. E’ il padre terreno che richiama il Padre celeste.

Per sempre si chiude con una scoperta di paternità, raccontata come la parabola del Figliol prodigo alla rovescia, dove è un figlio a mettersi in cerca del padre assente ed è il padre a dovergli chiedere perdono.

La Tamaro vorrebbe che il suo libro lasciasse nei lettori semi di inquietudine e un bisogno di domande con tentativi di risposte, perché la vita è sempre più forte della sventura

 L’autrice ci accompagna con estrema delicatezza e leggerezza espressiva in un viaggio interiore in cui ci si ritrova appieno fino alla completa risurrezione di Matteo.

Libro particolarmente interessante e assolutamente consigliabile la lettura.

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