L'opinione di monsignor Carlo Faccendini, vicario episcopale della Zona pastorale VII

Filippo MAGNI
Redazione

Monsignor Carlo Faccendini

«Saggiamente e coralmente: credo che la buona riuscita delle Comunità pastorali (Cp) ruoti intorno a questi due avverbi». Monsignor Carlo Faccendini, vicario episcopale della Zona pastorale VII, sceglie le parole del cardinale Tettamanzi per analizzare lo sviluppo delle Cp nel proprio territorio di competenza. In particolare, il riferimento è al documento La Chiesa di Antiochia, regola pastorale della Chiesa di Milano, in cui si legge: «Ogni futura comunità pastorale potrà essere avviata solo se […] sarà stata saggiamente e coralmente preparata, anzitutto con la diretta responsabilità del Vicario episcopale ed insieme con un più forte coinvolgimento del presbiterio, degli operatori pastorali e delle comunità del decanato».
Attualmente sono 6 le Comunità pastorali nella Zona di Sesto San Giovanni: una settima sarà avviata a settembre (a Valera e Varedo) e sempre in autunno la parrocchia di Ospitaletto entrerà a far parte della Cp di Brusuglio e Cormano. «Nelle esperienze avviate nella mia Zona rilevo alcune fatiche, soprattutto nella fase iniziale – spiega monsignor Faccendini -. Ma dopo i primi passi incerti e le inevitabili paure, succede che i preti e i laici si lasciano coinvolgere, entrano in gioco e il cammino delle Comunità pastorali diventa spedito. In quel momento i fedeli si rendono conto che questa esperienza permette davvero una maggiore comunione e un maggiore spirito missionario».
È preziosa, sottolinea il Vicario, l’esperienza di chi per primo ha sperimentato questa formula di comunione tra parrocchie: «In questi mesi ho ascoltato numerosi sacerdoti, ho raccolto i loro consigli, i suggerimenti e le critiche. Nessuno di loro mi ha detto che la Comunità pastorale è un’esperienza negativa, ma molti hanno chiesto di rallentarne i tempi, definendola meglio. Mi sembrano consigli opportuni, a cui si aggiunge quello di un maggiore coinvolgimento dei laici, del territorio e delle parrocchie non solo nell’attuazione della Cp, ma anche nella sua progettazione». La saggezza e la coralità: «Se riusciremo a rispettare questi due elementi – conclude monsignor Faccendini – le Comunità pastorali avranno un futuro di valore nella diocesi».

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