Si concluderà domani con papa Francesco l’incontro internazionale promosso quest’anno dalla Comunità di Sant’Egidio. Il presidente Marco Impagliazzo: «Cerchiamo l’unità contro chi ci vuole dividere»

di M. Chiara BIAGIONI

Assisi

«Dinanzi alla forza prepotente delle armi, la forza debole della preghiera». Con questo “spirito”, a 30 anni dallo storico incontro di preghiera per la pace convocato da Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986, Assisi accoglie l’incontro internazionale “Sete di pace. Religioni e culture in dialogo” che si concluderà domani con papa Francesco. Sono 511 i leader delle religioni mondiali che hanno accolto l’invito e 12 mila i pellegrini previsti nella città del poverello per seguire l’incontro e la preghiera per la pace.

Da ieri Assisi è la capitale dello Spirito e la casa di vescovi cattolici e anglicani, rabbini e buddisti, imam e muftì, dal Patriarca ecumenico, Bartolomeo I, all’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, dal pastore Olav Tveit, del Consiglio mondiale delle Chiese, al Patriarca siro-ortodosso, Efrem II, che giunge dalla martoriata terra siriana.

A promuovere l’evento – quest’anno in sinergia – sono la Comunità di Sant’Egidio, la Diocesi di Assisi e il Sacro Convento. «L’iniziativa ha il senso di riunire il mondo delle religioni per pregare e parlare di pace – spiega Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio -. Ce n’è tanto bisogno oggi nell’epoca della violenza diffusa, delle tante guerre combattute e soprattutto nell’epoca del terrorismo. Vogliamo uscire da Assisi con una decisione ancora più unitaria e più forte: combattere ogni violenza con la cultura e costruire una società nuova dove si possa vivere insieme tra diversi. Perché l’ideologia del terrorismo è proprio quella di interrompere le relazioni e far crollare le società che vogliono vivere in pace. Vogliamo uscire da Assisi dando voce alla voce dei poveri e dei sofferenti della guerra. Noi siamo lì per dare voce a tutti quelli che non ce l’hanno».

La Comunità di Sant’Egidio ha riproposto ogni anno l’appuntamento di dialogo e di preghiera. Quanto questi incontri hanno cambiato le relazioni tra comunità credenti?

«In questi 30 anni, il mondo è cambiato molto e in meglio. Quando si è iniziato il cammino nel 1986 c’era la guerra fredda e il mondo era diviso in due. In Europa c’era il muro di Berlino e milioni di europei vivevano fuori dalla democrazia e dalla libertà. La situazione da questo punto di vista è fortemente migliorata, quindi questo cammino ha avuto un grande valore. E lo ha avuto anche in tanti altri scenari. Penso per esempio a quelli africani, dal Mozambico alla Costa d’Avorio, dal Centrafrica alla Guinea Conakry per poi passare alla America Latina con la Colombia e il Guatemala in cui l’opera di pace costruita quotidianamente alla base, anche su fondamenti religiosi, ha avuto un grande successo».

Per 30 anni, ogni anno la comunità di Sant’Egidio ha portato lo spirito di Assisi in città diverse d’Europa. Ma nel mondo le tensioni aumentano e molti oggi si chiedono a cosa serve il dialogo. Lei come risponde?

«No, non sono d’accordo. Il mondo è cambiato ed è cambiato in meglio e ci sono popoli che oggi possono testimoniare questo miglioramento. Naturalmente oggi ci sono nuove sfide: più che dire che il mondo è peggiorato, bisognerebbe dire che il mondo affronta nuove sfide. Siamo entrati nel tempo della globalizzazione. La grande sfida che viviamo oggi è che da una parte c’è la globalizzazione che ci spinge a vivere insieme e dall’altra il terrorismo che ci vuole dividere. Saremo allora ad Assisi per dire che noi cerchiamo l’unità contro chi ci vuole dividere».

La presenza di papa Francesco è la “novità” di questa edizione 2016. Quale contributo ha portato al dialogo con le altre religioni e quindi alla pace?

«Dopo 30 anni, avere nello spirito di Assisi un Papa che si chiama Francesco è qualcosa che solo qualche anno fa era inimmaginabile. Francesco ad Assisi è a casa sua. Ha fatto del dialogo tra le religioni uno dei punti forti non solo del suo Pontificato ma anche del suo episcopato a Buenos Aires. Il Papa ad Assisi si troverà a casa e ci donerà quello slancio in più, di cui tutti oggi abbiamo bisogno».

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