Don Agostino Frasson racconta l’esperienza della Comunità di Lecco

di Luisa BOVE

Don Agostino Frasson

La «Casa Don Guanella. Comunità educativa» che sorge nel cuore di Lecco e oggi ospita una quarantina di ragazzi, ha una storia lunga.

La struttura infatti era sorta nel 1910 per volontà del canonico lecchese monsignor Salvatore dell’Oro come orfanotrofio maschile. Nel 1933 il fondatore cede l’opera ai Guanelliani della Congregazione dei Servi della carità. Negli anni ’70 diminuiscono gli orfanotrofi, mentre cresce il disagio minorile e il numero di famiglie in difficoltà. E così nel 1974 l’Opera don Guanella passa da orfanotrofio a istituto, ospitando un centinaio di minori. Nel 1996 occorre una nuova trasformazione e si creano comunità di 30 ragazzi. Infine nel 2001 quello che era l’Istituto Alessandro Manzoni diventa «Casa Don Guanella» ampliando la sua offerta educativa in vista dell’autonomia dei suoi giovani ospiti.

«Oggi la nostra comunità – spiega il direttore don Agostino Frasson – accoglie circa 40 ragazzi, italiani e stranieri che provengono da Nord Africa, Albania e altri Paesi». Sono infatti rappresentate una ventina di nazionalità diverse. Gli ospiti, che hanno un’età compresa tra i 14 ai 21 anni, provengono dal Tribunale dei minori o dal Servizio di giustizia minorile e tutti hanno alle spalle situazioni di disagio. «Il mio ruolo – dice ancora il direttore – è quello di dare l’inprinting educativa e carismatica all’interno della struttura che è come quella di tutte le case-famiglia, con ragazzi che studiano o che lavorano».

Gli ospiti sono divisi in cinque comunità differenti, in base alle necessità, e sono seguiti da 25 educatori che gestiscono la giornata dei ragazzi come avviene in ogni famiglia «normale». Gli ospiti infatti non sono utenti o fruitori di servizi, ma veri protagonisti del buon andamento della casa e della convivenza comune. «Lo stile che ci caratterizza – puntualizza don Frasson – è quello dell’accoglienza e della condivisione, due elementi fondamentali che contraddistinguono il nostro metodo educativo. Noi stessi infatti viviamo insieme ai ragazzi».

Attualmente la comunità religiosa è composta da quattro Guanelliani e un giovane della Nigeria che sta facendo il tirocinio a Lecco e poi andrà a Roma per iniziare gli studi teologici. Ad affiancare professionisti e Guanelliani nel delicato compito educativo ci sono anche i volontari dell’associazione «Prendersi per mano», impegnata nella realizzazione di alcuni progetti interni.

Il metodo educativo della comunità punta molto sull’arte, esistono infatti alcuni laboratori, da quello artistico a quello della lavorazione del legno. Nel 2010 è nata quasi per caso una bella collaborazione con Afran Abiamba, originario del Camerun, che ha iniziato con il progetto XXL (adolescenti a larga misura) per realizzare murales sulle pareti esterne della struttura. Poi il lavoro è continuato anche all’interno e ora molti ambienti sono affrescati anche con immagini di don Guanella circondato dai suoi ragazzi.

«Oltre all’arte – continua il direttore – riteniamo che lo sport, in particolare il ciclismo, sia un buon strumento educativo. Anche questo ci caratterizza. Negli ultimi anni abbiamo partecipato a eventi di ciclismo: siamo stati coinvolti dal Giro d’Italia e a quello di Lombardia per presentare i progetti della nostra comunità». Il direttore infatti con un gruppo di educatori e di ragazzi del «Don Guanella» aveva raggiunto l’Aprica in bicicletta per parlare del nuovo progetto della Cascina agricola avviata a Valmadrera. Poi aveva aggiunto: «La bicicletta è un’opportunità preziosa per vivere un’esperienza educativa importante perché strumento di fatica e di esaltazione, le stesse dinamiche che ognuno di noi vive nell’esistenza di ogni giorno».

Alla Cascina don Guanella, «naturalmente lavorano i ragazzi», dice don Frasson, «perché rappresenta un’attività educativa, terapeutica e riabilitativa nella prospettiva di creare un’opportunità lavorativa. Abbiamo infatti costituito una cooperativa sociale dove sono stati assunti quattro giovani della comunità». E che la comunità di Lecco sia ben inserita nel tessuto locale lo dimostra il fatto che «quando l’anno scorso abbiamo costituito un fondo per realizzare il progetto della cascina, grazie un migliaio di benefattori abbiamo raccolto quasi mezzo milione di euro». Per molti giovani, la Comunità di don Guanella, rappresenta ancora oggi «un punto di riferimento», assicura il direttore, «tanti ritornano per dare una mano, per chiedere aiuto o anche solo un consiglio».

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