Una modalità di intervento attivata da un paio d’anni, che va incontro ai giovani nei loro contesti abituali di vita e di svago e offre un sostegno anche alle famiglie. Parla il responsabile Alberto Barni

di Francesca LOZITO

Alberto Barni

Intercettare i giovani nei luoghi in cui si trovano. Avvicinarli lì per tentare di capire se è possibile avviare un percorso che non li porti alla dipendenza. Molti giovanissimi e giovani fanno abuso di sostanze per lo sballo di una sera, ma, se affiancati adeguatamente, possono essere aiutati a comprendere il rischio che stanno correndo.

Un progetto sperimentale, che attende di diventare intervento stabile anche in virtù delle nuove linee della Regione Lombardia, è in corso da due anni a Comunità Nuova. È rivolto ai ragazzi del territorio della Asl di Monza e Brianza e si chiama «Aggancio precoce-Next». Interviene nella fascia di giovani dai 16-26 anni e dal 2012, ogni anno, ha dato la possibilità a 120 ragazzi e alle loro famiglie di ricevere sostegno in un momento così delicato e di passaggio come quello dell’adolescenza e della prima giovinezza.

«Se un ragazzo viene trovato in possesso di sostanze stupefacenti e fermato dalla Polizia – spiega Alberto Barni, responsabile del progetto -, nel caso in cui sia incensurato, viene segnalato dalla Prefettura al nostro servizio. Nella nostra sede, presso il vecchio ospedale San Gerardo di Monza, si svolge il primo colloquio con i ragazzi: un assistente sociale cerca di comprendere quali percorsi è possibile condurre con queste persone». Non si parla solo dei ragazzi: «Spesso anche le famiglie si trovano di fronte a situazioni che non riescono a sostenere – prosegue Barni -. Gli “interventi” si devono fare anche su di loro, quindi, per non lasciarli soli». Next lavora dunque in modo da aiutare a guardare avanti, al di là di quello che è accaduto e della ragione che ha portato all’abuso: «C’è la possibilità di fare percorsi individuali e di gruppo – continua il responsabile – per comprendere la reazione di fronte a queste problematiche, anche con la possibilità di un breve percorso di psicoterapia».

Questi ragazzi vengono intercettati anche nei loro luoghi abituali, perché «ci siamo resi conto che era possibile incontrarli anche nei contesti di vita, non solo quando era ormai accaduto l’episodio di abuso». Così Comunità nuova svolge un lavoro di sensibilizzazione sul territorio, in virtù di una presenza molto radicata anche in Brianza: la prima comunità per tossicodipendenti di questa associazione è nata infatti a Besana Brianza nel 1985. «La scuola, i centri giovanili, i luoghi di divertimento sono contesti molto importanti in cui lavorare con i ragazzi – conferma Barni -. Il rapporto con le sostanze di abuso lo possiamo definire “ricreazionale”, funzionale al divertimento. È dunque in questi luoghi che occorre intervenire per ridurre il rischio». Chi lavora in questo ambito sa bene che «il fenomeno delle dipendenze sta cambiando. L’abuso non è dato solo dalle sostanze stupefacenti e neppure dalla loro assunzione una per volta. Anche tra i giovani, infatti, non vanno sottovalutate le conseguenze del gioco d’azzardo patologico». Un fenomeno che non riguarda più precise classi sociali: «Provare sostanze è facilissimo e accessibile a tutti. Oggi l’approccio è più spavaldo e meno informato di una volta».

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