L’intervento del vicedirettore Luciano Gualzetti a un convegno in Statale: «Non solo aiuti diretti, ma una politica integrale di contrasto alla povertà»

«In cinque anni sono aumentati di un terzo le persone che chiedono beni materiali, soprattutto cibo, ai centri di ascolto della Caritas Ambrosiana. Ma più che una povertà alimentare, questo dato ribadisce le difficoltà economiche crescenti in cui versano i milanesi, e non più soltanto gli immigrati, da quando è iniziata la crisi. Di fronte a questa situazione, serve una risposta politica forte che sappia integrare diversi strumenti». Lo ha detto ieri il vicedirettore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti, intervenendo al convegno “Povertà alimentare: una problema (anche) italiano. Quali risposte dal secondo Welfare?”, organizzato alla Statale dall’Università degli Studi di Milano nell’ambito delle iniziative per Expo.

«Poiché alcuni costi sono difficilmente contraibili – come le bollette delle utenze energetiche, le rate di un debito o di un mutuo, l’affitto -, le famiglie si vedono costrette a risparmiare su altre voci come l’istruzione, la salute e anche il cibo, con conseguenze sul lungo periodo che possono essere drammatiche – ha osservato Gualzetti -. Per questa ragione il contrasto alla povertà alimentare va fatto partendo da azioni di aiuto concerto ma nell’ambito di politiche più generali che integrino vari strumenti nell’ottica di una effettiva promozione umana: occorrono interventi sul fronte del lavoro, del welfare, delle relazioni familiari e comunitarie di cui tutto il sistema Paese (istituzioni, forze produttive, sindacati) deve sentirsi responsabile», ha concluso.

Caritas Ambrosiana affronta la povertà alimentare con misure di aiuto immediato. Nei circa 300 magazzini o punti di diffusione gestiti in diocesi dai volontari stima che vengano distribuiti ogni mese circa 63 mila pacchi viveri. Ogni pacco contiene pasta, riso, olio, caffè, zucchero, biscotti, scatolame generico, per un valore complessivo di 30 euro. Circa l’80% dei prodotti è fornito dal Banco Alimentare onlus. Il restante 20% viene acquistato o raccolto attraverso le donazioni dalle parrocchie stesse.

Inoltre, in particolare da quando è iniziata la crisi, Caritas Ambrosiana ha moltiplicato gli sforzi per associare all’aiuto materiale anche percorsi di emancipazione sociale. Decisiva è stata la gestione affidata a Caritas del Fondo Famiglia Lavoro voluto dal cardinale Dionigi Tettamanzi e rilanciato dal suo successore alla guida della Diocesi di Milano, il cardinale Angelo Scola. Dal febbraio 2013 sono stati raccolti oltre 5 milioni di euro, 3 milioni e 758 mila sono già stati distribuiti non solo sotto forma di contributi a fondo perduto, ma anche attraverso sostengo alla formazione professione e il micro-credito per l’avvio di nuove piccole attività imprenditoriali.

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