Molti fedeli ieri sera hanno partecipato alla veglia di preghiera, presieduta da monsignor Erminio De Scalzi. Le testimonianze di chi l’ha conosciuta, come monsignor Giovanni Barbareschi, e di chi oggi ne segue l’esempio

di Simona BRAMBILLA

veglia di preghiera

Alla veglia di preghiera in preparazione alla beatificazione di Suor Enrichetta Alfieri vi erano moltissime religiose, preti e fedeli provenienti da tutta la Diocesi ambrosiana, ma anche da Malta, Ferrara, Roma, Napoli, Torino, Vercelli, Novara, Reggio Calabria e Palermo. Tra loro anche suor Wandamaria Clerici, colei che si è battuta fortemente a favore della causa di canonizzazione di Suor Enrichetta. Vi erano inoltre suore provenienti dalla Thailandia e dal Vietnam.
È stata una serata molto sentita da tutti i presenti che hanno ripercorso attraverso il sussidio liturgico tutta la vita di questa celebre suora appartenente alle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret. Molto emozionante è stata la testimonianza di monsignor Giovanni Barbareschi: sacerdote, partigiano e antifascista italiano che ha conosciuto Suor Enrichetta nel carcere di San Vittore, dove fu recluso per alcuni anni. «Suor Enrichetta era l’unica persona di cui ci fidavamo – racconta commosso -. Per noi era una madre perché, davanti a lei potevamo essere liberi, raccontare i nostri segreti certi che non ci avrebbe mai tradito. Appena poteva, rischiando moltissimo, ci portava da mangiare di nascosto». Dopo l’intervento di monsignor Barbareschi, ha preso la parola Morena, una detenuta di San Vittore oggi in semi libertà, che ha raccontato la dura vita in carcere. Solo seguendo la fede e l’esempio di suor Enrichetta è riuscita a riconoscere l’amore di Dio.
È stato poi il momento di monsignor Erminio De Scalzi, Vicario Episcopale della Città di Milano e parroco della basilica di Sant’Ambrogio. Questo un estratto del suo discorso: «Data la vicinanza al carcere della nostra chiesa, mi piace pensare che Suor Enrichetta sia passata da qui più volte. Questa sera voglio chiedere ad Enrichetta tre grazie. La prima grazia è un aiuto per difendere la dignità umana di tutti gli uomini e in particolare dei carcerati. La seconda grazia che le imploro è un sostegno nel nostro cammino di conversione, speriamo che Enrichetta susciti in chi ha sbagliato la voglia di cambiare. Infine la terza grazia riguarda tutti noi fuori dalle carceri, luoghi che spesso vorremmo allontanare dalle nostre case per collocarli in periferia. Spero che Suor Enrichetta smuova le nostre coscienze e ci doni un poco del suo sorriso».
Durante la sua vita Suor Enrichetta ha illuminato con il suo sorriso e riscaldato con l’amore di Dio l’universo di umanità da lei incontrato, ma anche chi non ha mai conosciuto, come suor Maria Tecla, anche lei delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret. «Io non ho mai visto Enrichetta di persona – racconta -, ma so che tramite il suo sorriso ha saputo trasmettere tutta la gioia e l’amore per Dio che aveva dentro di lei. Per noi è un grandissimo esempio».

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