Le regioni in cui si concentra il maggior numero di domande sono la Lombardia (26%), il Lazio (15%) e l'Emilia Romagna (14%)

Anche i mutui offrono una prospettiva privilegiata per capire un Paese che, crisi o non crisi, continua la sua evoluzione multiculturale. Secondo le analisi di Mutui.itil 6% dei mutui prima casa cointestati è richiesto da coppie “miste”, in cui uno dei due componenti non è italiano. L’indagine, svolta considerando un campione di oltre 5.000 richieste di mutuo prima casa presentate nell’ultimo anno a nome di due firmatari, ha permesso di ottenere una conferma della progressiva normalizzazione del processo d’integrazione degli stranieri in Italia, che significa anche “mettere su casa” con un italiano o un’italiana.
«Il quadro emergente – spiega Lorenzo Bacca, responsabile business unit di Mutui.it-offre una conferma degli ultimi dati Istat, secondo cui nel 2010 l’8% dei matrimoni celebrati in Italia vedeva uno dei due sposi di nazionalità non italiana;  anche le domande di mutuo prima casa ribadiscono questo trend».

I numeri

Analizzando nel dettaglio le richiesteche arrivano dal campione messo sotto la lente di Mutui.it, il quadro è solo parzialmente allineato con quello che descrive il mutuo prima casa degli italiani: l’importo richiesto è più alto, arrivando a 160.000 euro contro un valore medio nazionale di 139.000 euro.
La cifra che le coppie miste hanno intenzione di farsi finanziare rappresenta il 73% del valore dell’immobile da acquistare attraverso il mutuo. La durata media del prestito è elevata, arriva a 25 anni, mentre il tasso variabile rappresenta quello maggiormente richiesto: con il 54% supera di gran lunga le richieste di mutuo a tasso fisso, pari al 37% del totale.

Se le regioni d’Italia in cui si concentra il maggior numero di domande di mutuo sono quelle più popolose -Lombardia (26%), Lazio (15%) e Emilia Romagna (14%), in cui è alta la presenza di cittadini immigrati -le nazioni di provenienza degli aspiranti mutuatari sono tantissime: quelle con le percentuali maggiori sono la Romania (15%) la Polonia (8%) e l’Albania (8%). Si tratta, evidentemente, delle comunità più presenti in Italia, ma anche quelle con la maggior percentuale di donne: i matrimoni (e i mutui) in cui è la sposa ad essere straniera sono il triplo di quelli in cui l’italiana è la donna.
«Nonostante le criticità del settore dei mutui – continua Bacca –  è davvero interessante capire come non si fermi, anche in Italia, il processo di integrazione delle varie comunità straniere; la casa, mai come oggi, rappresenta un punto fermo e un’espressione evidente della volontà di radicamento nel territorio che occorre tenere in considerazione per capire il futuro di questo Paese».

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