Visita pastorale del cardinale Scola, che alle 21 incontrerà i fedeli del Decanato al Teatro Manzoni. Il decano monsignor Silvano Provasi: «Siamo chiamati a tre sfide: riscaldare evangelicamente il cuore dei giovani, rinvigorire il volontariato, partecipare al lavoro per il bene comune»

Silvano Provasi

Martedì 29 novembre il cardinale Angelo Scola sarà in Visita pastorale a Monza. Alle 21 incontrerà i fedeli del Decanato al Teatro Manzoni (via Manzoni 23). «Il nostro Decanato comprende tre città: Monza, Brugherio e Villasanta – spiega monsignor Silvano Provasi, Arciprete del Duomo di Monza e Decano -. È strutturato in cinque Comunità pastorali e una di prossima costituzione (Villasanta), e tre parrocchie (Duomo, San Gerardo e San Fruttuoso). I preti diocesani, diversamente attivi, sono 45. Vi sono inoltre 50 religiosi appartenenti a 5 diversi istituti. Per tutti purtroppo l’età media supera i 60 anni. Significativa è anche la presenza del Seminario teologico del Pime, con 44 seminaristi che svolgono il loro servizio pastorale festivo nei paesi limitrofi».

Come vi siete preparati alla Visita pastorale?
Abbiamo coinvolto i Consigli pastorali decanale, parrocchiali e di Comunità pastorale, invitandoli a delineare, in modo obiettivo e propositivo, il volto delle nostre città e delle comunità ecclesiali. Ci siamo lasciati guidare dalle linee emerse dal Convegno ecclesiale di Firenze, dalla Evangelii Gaudium di papa Francesco e dalle indicazioni del nostro Arcivescovo. Abbiamo individuato alcuni passi concreti per meglio intensificare il cammino di Chiesa nello stile del servizio umile, paziente, sapiente e dialogante con la cultura e la vita odierna.

La crisi economica si è sentita molto?
La casa, il lavoro (in particolare per i giovani) e l’anziano rappresentano i grandi temi sociali di una città che resta comunque il capoluogo della Brianza, provincia che detiene il sesto Pil in Italia. Oggi Monza è città del terziario avanzato fortemente proiettata su Milano per tanti professionisti e lavoratori. In questi ultimi anni la perdita del lavoro e le separazioni coniugali hanno fatto sì che anche un numero sempre crescente di nostri concittadini si rivolgano a strutture assistenziali e caritative.

Ci sono molti immigrati?
Anche Monza è segnata dal fenomeno migratorio, con un forte incremento della popolazione straniera in entrata, ma anche di brianzoli in uscita: giovani che trovano all’estero migliori opportunità professionali. Attualmente gli immigrati superano le 15 mila unità (12,36% della popolazione) e provengono soprattutto da Romania, Egitto e America Latina. Gli studenti stranieri nelle scuole di Monza sono oltre 2.600 (circa 600 nelle materne). Positiva e collaborante è la presenza della comunità ortodossa rumena. Si sta sviluppando con gradualità e reciproca fiducia un cammino sensibile di integrazione. Qualche fatica educativa sta emergendo con gli adolescenti stranieri di seconda generazione e ultimamente affiora qualche difficoltà organizzativa verso i nuovi profughi, in una città comunque ospitale.

Quali le sfide per il futuro?
Penso che alla Brianza monzese sia chiesto oggi di saper affrontare e sostenere in particolare tre sfide. Innanzitutto riscaldare evangelicamente il cuore dei giovani perché, pur nell’incertezza vocazionale, lavorativa e culturale che stanno vivendo, non perdano mai la fiducia nel Signore della vita, della storia e dell’amore che continua ad aver bisogno di loro, del loro instancabile desiderio di cercare, investire, condividere i doni che ogni giorno scoprono in loro, nei loro compagni di viaggio e nei loro ambienti di vita, aprendosi con maggior coraggio alla logica della gratuità evangelica e alla perseveranza nell’impegno formativo culturale e spirituale. Siamo inoltre chiamati a ridonare vigore e fantasia alle tante persone impegnate nel volontariato: oltre 11 mila, con ben 123 associazioni iscritte nei registri civili su 123 mila abitanti. La terza sfida che vogliamo accogliere è quella di lasciarci maggiormente coinvolgere nella partecipazione a quel lavoro per il bene sociale e civile delle nostre tre città, superando la crescente tentazione alla delega e alla disaffezione al vero bene comune.

di Cristina CONTI

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