Il Pontificale dell’8 settembre segna anche il suo congedo ufficiale dopo la nomina ad Arcivescovo di Gorizia

di Mario DELPINI
Vicario generale Arcidiocesi di Milano

Monsignor Carlo Redaelli

In genere è difficile ringraziare i vicari, per il fatto che appunto sono vicari: per l’incarico che hanno, sono piuttosto un’ombra che una presenza. Pertanto è legittimo, anche se è impreciso, attribuire all’Arcivescovo tutti i meriti, le buone intenzioni, le simpatie e al vicario tutte le colpe, le esecuzioni maldestre, le decisioni antipatiche. E tuttavia per monsignor Carlo Redaelli si deve fare un’eccezione. Certo altri potrebbero farlo meglio di me, ma anch’io trovo facile elencare almeno alcuni motivi di gratitudine. Quando lo schermo del computer era a riposo, monsignor Redaelli continuava a lavorare, ma sullo schermo scorrevano più o meno queste parole: «Ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello». Ecco: se dovessi esprimere un primo motivo di gratitudine è per la capacità di contemplazione della Chiesa. Al di là della cronaca, qualche volta un po’ deprimente, delle vicende ecclesiali, sapeva riconoscere la bellezza della Chiesa, la sua vocazione ad essere la Sposa, la gloria di cui l’avvolge il suo Signore. Quando dopo lunghe ore di confronto, di discussioni, di proposte e di intuizioni condivise tutti erano stanchi, monsignor Redaelli era ancora pronto a introdurre un nuovo argomento, a girar pagina per passare a un’altra serie di problemi. Ecco: se dovessi esprimere un altro motivo di gratitudine lo riconoscerei nella laboriosità tenace, costante, efficiente, vissuta con la naturalezza di chi non si sorprende se le cose sono complicate, se è impossibile far contenti tutti, se per tirare il carro si deve fare fatica. Quando una intuizione si faceva strada come una possibilità per raccogliere le sfide del presente, come una ipotesi promettente per affrontare un problema, l’intervento di monsignor Redaelli si rivelava efficace nel dare consistenza istituzionale a quello che era solo un frammento, una illuminazione. Ecco, se dovessi indicare un altro motivo di gratitudine è per la capacità di tradurre in strategia organica le buone intenzioni. È poi la condizione irrinunciabile per governare. Ma quello che suscita ammirazione è la capacità di sintesi tra istituzione e intuizione, tra intensità spirituale e solidità giuridica, quello che, insomma, si può chiamare spirito ecclesiale. Quando si compiva un esercizio di lettura di eventi o di documenti, di interventi o di posizioni, spesso l’intervento di monsignor Redaelli apriva una prospettiva nuova, svelava una ambiguità che era passata inosservata, segnalava una lacuna o una malizia inavvertita. Ecco se dovessi segnalare un motivo di gratitudine lo indicherei nella capacità di visione di insieme e di lungimiranza che hanno aiutato in molte occasioni ad essere più fiduciosi o più cauti, più sbilanciati verso il futuro o più avvertiti di insidie latenti. L’elenco è solo per cominciare a dire grazie. Lasciamo ai fedeli dell’Arcidiocesi di Gorizia di scoprire e ringraziare per quello che di monsignor Redaelli non sono riuscito a dire. 

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