Centinaia di cittadini sul sagrato del Duomo a seguire la cerimonia di beatificazione del Pontefice: alcune testimonianze

di Simona BRAMBILLA

Milano in piaza duomo per la beatificazione di Giovanni Paolo II

Suor Marie Simon – Pierre, malata di Parkinson dal 2001, è miracolosamente guarita pochi mesi dopo la morte di Giovanni Paolo II, nel 2005: questo il miracolo che la Congregazione delle cause dei santi ha riconosciuto a Papa Wojtyla, proclamandolo beato. In tutto il mondo milioni di fedeli hanno seguito in diretta la cerimonia tenuta da Benedetto XVI in Piazza San Pietro. A Milano, come in molte altre città italiane, è stato allestito un maxischermo in piazza Duomo e moltissimi fedeli sono accorsi per assistere alla diretta.
Giulia ha 33 anni e una figlia. Quando era più giovane, pur provenendo da una famiglia molto religiosa, non era una cattolica praticante. Durante il Giubileo del 2000 con alcuni amici si è recata a Roma, dove ha visto e ascoltato il Santo Padre. Da allora il suo modo di vivere la fede è cambiato, è diventato molto più forte, saldo e impegnato. Dalle 9 del mattino Giulia, suo marito Lorenzo e la piccola Chiara hanno seguito commossi la beatificazione di Wojtyla. «La mia ammirazione per Giovanni Paolo II è molto intensa e più viva che mai – spiega Giulia -. È stato un Papa e un uomo straordinario, ha fatto moltissime cose buone, ma ciò che mi ha colpito di più è stato il suo amore per i giovani». Chiamato anche «il Papa dei giovani», a loro ripetutamente si è rivolto Giovanni Paolo II durante il suo pontificato, incoraggiandoli e trasmettendo messaggi di pace e di speranza per il futuro.
In piazza Duomo a Milano erano molti i ragazzi, ma anche gli anziani, le famiglie con bambini, i rappresentanti delle istituzioni religiose e turisti provenienti da tutto il mondo. Insieme hanno seguito emozionati l’intero rito. Il trasporto era palpabile: chi pregava in un silenzio raccolto, chi raccontava del suo incontro con il Pontefice e chi guardava la cerimonia trattenendo a stento le lacrime.
Il momento più emozionante è stato quello in cui a Roma è stato esposto l’arazzo col ritratto di Giovanni Paolo II e le immagini hanno inquadrato la sua bara e la reliquia con il suo sangue. Esattamente alle 10.37 i fedeli presenti in piazza San Pietro a Roma e in piazza Duomo a Milano sono esplosi in un boato di applausi.
Anche Juan era molto commosso: è venuto dalla Spagna a Milano per un viaggio di lavoro e ha approfittato del suo unico giorno di riposo per vivere da vicino il momento in cui Benedetto XVI ha proclamato beato il suo predecessore. «Ho incontrato Giovanni Paolo II nel 1982, quando è stato in visita a Madrid – spiega in un italiano un po’ incerto -. Allora ero molto giovane, ma sono rimasto colpito dal modo di comunicare del Santo Padre: ha saputo arrivare al cuore di tutti, anche di un bambino come me».
Un’altra caratteristica della personalità di Wojtyla è stata messa in luce dalle parole di suor Elisabetta, presente in piazza Duomo tra i tanti fedeli: «Giovanni Paolo II mi ha insegnato che la fede è coraggio, nel senso che è fatta di scelte decisive per la vita, ma è anche accoglienza, ascolto e carità vissuta». La beatificazione del Pontefice non è stata solo un evento globale, tipico dei nostri tempi caratterizzati da una grande facilità di comunicazione grazie alle nuove tecnologie, ma anche e soprattutto un momento di fraternità universale reso possibile solo dalla fede.

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