Una maestra di Rubattino, da sempre vicina a molte famiglie rom milanesi, ha scritto per far presenti le loro difficoltà e alcune piccole storie di questi giorni

di Flaviana ROBBIATI

In questi giorni di grande freddo scalda il cuore vedere come Milano sappia ancora una volta rispondere a un’emergenza senza porsi troppe domande; milanesi vecchi e nuovi si sono attivati in tante forme a fianco di chi non ha dimora.

Altre persone senza dimora vivono il dramma del freddo: sono molte, molte decine, e in questi giorni stanno silenziosamente ricevendo un aiuto in più, fuori dalle cronache dei giornali. Si tratta soprattutto di bambini, con le loro mamme e i loro papà. Famiglie rom che patiscono il freddo e la fame nelle baracchine di fortuna costruite nei luoghi più disastrati della città, assistite da tanti volontari tra cui la Comunità di Sant’Egidio, le maestre, le famiglie dei compagni di scuola, i tanti cittadini che davanti alla povertà non vogliono stare a guardare. Molti fanno capo al gruppo delle mamme e maestre di Rubattino.

A scuola li vediamo arrivare ogni mattina, spesso avendo compiuto lunghi tragitti a piedi nella neve prima di toccare un marciapiede, puliti e ordinati nonostante tutto, pronti a iniziare la lezione proprio come i compagni che hanno una casa calda e il cibo necessario. Tra loro Sebastian, 10 anni, un chilometro a piedi negli sterpi innevati, due autobus e tanta voglia di andare a scuola a imparare e giocare con i suoi nuovi amici.

Poi ascoltiamo i loro genitori, che chiedono poco e con discrezione: coperte, legna, candele, vestiti pesanti, scarpe. A volte ci mettono in mano una ricetta e ci chiedono di andare in farmacia a comperare la medicina che serve, ma per acquistare la quale mancano i soldi. Ci chiedono candele, e non sappiamo se dargliele: troppo pericolose, ma senza come si fa?

Nel pomeriggio arrivano i ragazzi che frequentano le superiori: un tragitto lungo, da fare con i mezzi, e finalmente due di loro mostrano con orgoglio l’abbonamento Atm regalato da una professoressa che ha organizzato una raccolta di fondi per acquistarglielo da qui a giugno. Petru arriva in ritardo: non aveva il biglietto e il controllore l’ha fatto scendere, ma da Segrate alla periferia milanese la strada è lunga e lui sbagliando l’ha allungata. Chiede alla mamma se gli dà i soldi per i biglietti. Anita abbassa la testa e tace.

Più tardi i piccoli delle elementari, allegri e giocosi. Mirela stringe felice l’invito alla festa di una compagna.

Mille piccole storie, di dignità, di povertà, di amicizia, di fratellanza, di fiducia, di amarezza. Storie da ascoltare, dividere, portarsi a casa. Basta poco per rendere Milano meno fredda.

Chi volesse aiutare può scrivere a santegidio.rubattino@gmail.com

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