Redazione

Materiali per la Veglia nelle parrocchie Martiri missionari nativi della nostra diocesi Martiri missionari morti nel mondo nel 2003
Il martirio dei cristiani è oggi la realtà quotidiana della vita della Chiesa nel mondo. Ogni anno decine di donne e uomini vengono uccisi perché cristiani.
Di alcuni di loro se ne occupano anche le cronache dei quotidiani, soprattutto se si tratta di missionari europei o di vescovi.

Ma la maggior parte muore senza che il mondo lo venga a sapere. Sono catechisti oppure sacerdoti o suore locali. Uccisi perché annunciavano il Signore, oppure perché avevano preso le difese dei più poveri.

Lo slogan che accompagna quest’anno le celebrazioni della Giornata di preghiera e di digiuno per i martiri missionari, prevista per il 24 marzo, è particolarmente significativo: «Perseguitati ma non abbandonati».

«La celebrazione della Giornata», afferma don Gianni Cesena , direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale missionaria, «ha proprio questo scopo: ricordare tutti questi cristiani e riflettere su come la scelta di seguire Cristo e di dedicarsi ai fratelli può costare un prezzo molto caro».

«Nel nostro secolo», ha scritto Giovanni Paolo II nella Tertio millennio adveniente, «sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze».

Nel 2003 sono state uccisi 29 persone: 20 sacerdoti, 3 seminaristi, 4 laici, 1 religioso e 1 vescovo.

Tre gli italiani: Annalena Tonelli, padre Taddeo Gabrielli e padre Mario Mantovani.

Annalena, 63 anni, era una missionaria laica ed è stata raggiunta da colpi di arma da fuoco il 5 ottobre mentre si trovava nel suo ospedale di Borama (nord Somalia) dove da 33 anni operava a favore della popolazione locale.

Padre Taddeo, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, 73 anni, italiano, è stato ucciso con due coltellate il 19 luglio a Imperatriz (stato del Maranhao, Brasile) da una persona che voleva aiutare, apparentemente sotto influsso di alcool o droga.
Aveva dedicato la sua vita alla missione e all’evangelizzazione.

Padre Mario, Missionario Comboniano, 84 anni, da 45 anni in Uganda dove assisteva i lebbrosi, è stato ucciso insieme ad un suo confratello ugandese, Godfrey Kiryowa, durante una razzia di bestiame sulla strada tra Capeto e Kotido il 14 agosto.

E’ l’Africa il continente nel quale nel 2003 vi sono stati più martiri missionari: 17 morti, di cui sei in Uganda, cinque nella repubblica democratica del Congo e uno in Camerun, Burundi, Sudafrica, Guinea Equatoriale, Somalia e Kenya). In Amercia centrale e meridionale i martiri sono stati 10 (6 in Colombia, 2 in El Salvador, 1 in Brasile e in Guatemala) mentre in Asia due (India e Pakistan).

Si tratta di un elenco per difetto, in quanto si tratta solo dei casi dei quali si è venuti a conoscenza.
Degli altri, soprattutto dei tanti catechisti o responsabili di piccole comunità di base, morti anche solo perché rivestivano quel ruolo spesso si viene a sapere solo dopo anni. Un sacrificio, fino a perdere la vita, dettato dall’amore.

E illuminanti in questo senso sono le parole pronunciate da Annalena Tonelli in un suo intervento al Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute: «E’ una vita che combatto e mi struggo e ne sono uscita con una convinzione incrollabile che ciò che conta è solo amare».

La Giornata fu istituita dodici anni fa ed è stato scelto di celebrarla il 24 marzo perché è la data del martirio di mons. Oscar Romaro, vescovo di El Salvador , ucciso nel 1980 mentre stava celebrando la Messa nella cattedrale. Le Pontificie Opere Missionarie e il Movimento Giovanile Missionario hanno preparato un sussidio con una traccia per la Veglia e una per la Via Crucis che possono essere utilizzate dalle parrocchie per la celebrazione della Giornata.

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