Susanna Mantovani, pedagogista, Università degli Studi di Milano Bicocca. «Il richiamo a responsabilità nuove per orientare ed equilibrare le esperienze di bambini e ragazzi, senza coartarle, prendendo atto anche della grande ricchezza che questi nuovi strumenti danno allo sviluppo della conoscenza e socializzazione, ma consapevoli che tendono a polarizzare ed escludere altre relazioni ed esperienze»

di Susanna MANTOVANI
Pedagogista, Università degli Studi di Milano Bicocca

Susanna Mantovani

«Trovare equilibri tra il naturale e digitale nello sviluppo dei bambini e dei ragazzi è complesso e difficile, ma esige una riflessione. Nella loro vita, le esperienze digitali e di realtà aumentata e l’incontro con strumenti tecnologici è diffusissimo: i numeri non sono necessariamente preoccupanti, ma richiedono una riflessione attenta. In tutta la nostra vita il confine tra ciò che naturale e artificiale è labile, in particolare in ambito educativo, dove tutto è mediato da relazioni e da elementi culturali.

Per chi riflette sull’educazione e per chi ha responsabilità educative (come i genitori e gli insegnanti), questo mondo, che ha avuto irruzione rapidissima nella nostra esistenza e in quella dei bambini e dei giovani e per loro è facilmente fruibile e naturale, rimane estraneo alla maggioranza degli adulti. C’è paura e timore e una domanda su come regolare e orientare la vita e lo sviluppo e l’acquisizione e gli apprendimenti relazionali e culturali all’interno di questo sistema. La paura è un dato dominante dell’adulto. Per dare regole in modo orientato, per sostenere e orientare bambini e ragazzi, sono necessarie sicurezza e autorevolezza, che vengono da una posizione forte e non spaventata dell’adulto.

Sono necessarie nuove responsabilità, per orientare ed equilibrare l’esperienza dei bambini e dei ragazzi, prendendo atto della grande ricchezza che questi strumenti danno allo sviluppo della conoscenza e della socializzazione, ma anche consapevoli del fatto che tendono a polarizzare la loro attenzione, quindi a escludere altre relazioni, altri linguaggi, altre esperienze. Alla ricerca di equilibri difficili, c’è un richiamo forte alla responsabilità. Spero che questa sia un’occasione per avviare una riflessione su questo tema»

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