Anche il cardinale Angelo Scola celebra il quarto centenario della traslazione delle reliquie dei Magi nella parrocchiale di San Bartolomeo, donate dallo stesso sant'Ambrogio. «Un segno per credenti e non, che si riconoscono insieme nel grande cammino della vita alla ricerca di Dio».

di Filippo MAGNI

Brugherio magi

Anche il cardinale Angelo Scola celebra il quarto centenario della traslazione delle reliquie dei Magi nella parrocchiale di San Bartolomeo a Brugherio, con una messa solenne nella chiesa brugherese insieme ai sacerdoti della città e al cospetto del reliquiario dei Santi Magi, sabato 5 gennaio, alle ore 18.

La visita di Scola segna l’apice di una serie di iniziative (tra cui domenica 6 gennaio, alle 15,15 la processione dei Magi con partenza dalle 4 parrocchie cittadine e alle 21 il concerto lirico nella chiesa di piazza Roma) che la Comunità pastorale Epifania del Signore dedica ai Tre Re in occasione dell’anniversario della traslazione, che cadrà esattamente il 27 maggio 2013.

La vicenda è documentata dal libro Una città nel segno dei Magi, edito dalla Comunità pastorale lo scorso mese di dicembre per fare chiarezza sull’origine delle reliquie. Nel 1592, si legge nei documenti stesi nell’ambito della visita, l’allora arciprete di Monza Camillo Aulario rinviene nell’oratorio delle monache di Sant’Ambrogio (tra Brugherio e Carugate) alcune reliquie, attribuite ai Santi Magi.

Ma è solo 20 anni dopo, il 27 maggio del 1613, che le preziose ossa trovano la loro collocazione definitiva nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo. Dopo non poche dispute con la più importante parrocchia monzese di San Giovanni, che riteneva di avere maggiori titoli per la conservazione dei resti. Tanto che in città si racconta ancora oggi la leggenda del carro trainato da buoi che avrebbe dovuto portare le reliquie a Monza. Pare che gli animali si fermarono sul confine e non ne vollero sapere di avanzare oltre, segno del "volere divino" che i resti dei Magi rimanessero a Brugherio.

Probabilmente una leggenda, che però esplicita l’attaccamento brugherese al reliquiario. Al punto che i fedeli gli hanno attibuito un nomignolo: "umitt", ometti, nel dialetto locale, perché rappresenta tre piccole figure.

Dal 1621 (a quella data risale il primo accenno all’attuale reliquiario, negli atti di una visita del cardinale Federico Borromeo) il rito ricorrente di “baciare gli umitt” si ripete nei secoli ogni 6 gennaio, quando le reliquie vengono esposte davanti all’altare.Ancora oggi al termine delle messe dell’Epifania si formano lunghe file di fedeli desiderosi di omaggiare i Tre Re. Non solo brugheresi: diverse persone giungono dalle città limitrofe per confermare il gesto.

La storia delle reliquie non inizia solo nel XVI secolo, ma non si hanno notizie precise sul loro arrivo a Brugherio. E’ un mistero che forse un giorno troverà una spiegazione in qualche documento che inaspettatamente emergerà dalle polveri della storia. Ma in città si tramanda di generazione in generazione un’ipotesi che, si legge nel libro «non è smentita da nessun documento storico». Anzi, c’è qualche indizio che depone a suo favore.

I tre ossicini sarebbero stati donati nel IV secolo da sant’Ambroglio alla sorella Marcellina, residente in una villa posta nelle campagne che poi sono diventate la città di Brugherio. Su quel terreno sarebbe in seguito sorto un monastero femminile dedicato a Sant’Ambrogio con una cappella che, ricostruita negli anni, è ancora oggi presente. In quella cappella sarebbero state custodite nei secoli le reliquie. La testimonianza della presenza del monastero fin dall’anno mille è stata confermata durante le ricerche che hanno portato alla stesura del libro.Una prova che il luogo era in qualche modo riconosciuto già allora come significativo per i cristiani.

Al di là delle reliquie e della loro origine, la Comunità pastorale Epifania del Signore vuole sottolineare ciò che i Magi possono insegnare agli uomini di oggi. «Il cardinale Scola – ha spiegato il parroco don Vittorino Zoia pochi giorni fa – durante la messa inaugurerà il rinnovato altare laterale dedicato ai “Cercatori di Dio”, che contiene una copia del reliquiario».

La struttura permetterà ai fedeli di avere davanti a sé durante la preghiera gli umitt non solo il 6 gennaio, ma durante tutto l’anno. «Vorremmo – ha precisato don Zoia – che fosse un segno per credenti e non, che si riconoscono insieme nel grande cammino della vita alla ricerca di Dio. Può aiutare anche ad abbattere gli steccati che in modo più o meno consapevole noi uomini creiamo, magari anche in nome di Dio». Sull’esempio dei Tre Re e del loro cammino verso il Dio diventato bambino.

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