Attribuito a Sigismondo De Magistris, l'affresco cinquecentesco della chiesa di San Giorgio, poco noto ma di grande interesse, deriva direttamente dal celebre modello milanese. Eppure non è una semplice "copia".

testo e foto di Luca Frigerio

Cenacolo Alzate Sigismondo De Magistris

Più nulla fu come prima nel mondo dell’arte, dopo il Cenacolo che Leonardo da Vinci dipinse a Milano. Come un uragano, infatti, il capolavoro del maestro fiorentino travolse ogni precedente concezione del fare pittura, imponendosi con autorità come modello per chiunque avesse voluto affrontare quel particolare soggettoe. Così che il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie divenne meta di un autentico pellegrinaggio, mentre, fin da subito, innumerevoli furono le copie e le repliche di questa straordinaria Ultima Cena: generate dall’ammirazione universale, ma rese necessarie anche dal rimpianto per il precoce e inarrestabile ammalorarsi dell’opera stessa.

Anche la Brianza comasca ha il suo Cenacolo “leonardesco”. Poco conosciuto, forse, ma di notevole qualità. Si trova presso la chiesa di San Giorgio ad Alzate, nel centro del paese, ed è parte di un ciclo decorativo che ricopriva le pareti di una cappella dedicata alla Vergine Immacolata, fatta erigere probabilmente dalla famiglia Balduini. Occultati e riscoperti soltanto nel 1927, questi affreschi vennero strappati mezzo secolo più tardi per problemi di umidità: temporaneamente “ospitati” presso la locale casa parrocchiale, i dipinti sono tornati oggi nella loro collocazione originale.

L’Ultima Cena di Alzate Brianza reca la data “1531”, ed è quindi di un trentennio posteriore al Cenacolo vinciano, che fu ultimato nel 1498. Più difficile, invece, è individuare l’autore di quest’opera, mancando elementi certi a riguardo. Proprio per la somiglianza con il celebre dipinto delle Grazie, nel XIX secolo si fece il nome di Marco d’Oggiono, uno dei più fedeli seguaci di Leonardo: le sue copie del Cenacolo milanese, tuttavia, differiscono alquanto da questo affresco comasco, motivo per cui tale attribuzione oggi è del tutto abbandonata.

Più recentemente, invece, il professor Marco Rossi dell’Università Cattolica ha proposto di individuare il pittore di Alzate in Sigismondo De Magistris, un artista originario di Como, attivo nella prima metà del Cinquecento. Il De Magistris lavorò soprattutto nell’Alto Lario e in Valtellina, affrescando chiese e cappelle (da Sorico a Gravedona, da Germasino a Rezzonico) e realizzando alcune pale d’altare (come ad esempio a Varenna): opere che mostrano effettivamente una certa affinità di stile e di modi con il ciclo alzatese di San Giorgio. Ciò nonostante, l’ipotesi di Rossi non è stata accolta dall’unanimità degli studiosi, senza tuttavia che siano stati proposti altri nomi.

Il dipinto di Alzate, in ogni caso, non può essere considerato una semplice copia del Cenacolo di Leonardo, ma piuttosto un’opera che a quella composizione vinciana si “ispira”. Sigismondo De Magistris, o chi per lui, ne riprende infatti il motivo della tavola con Gesù al centro e gli apostoli disposti alla sua destra e alla sua sinistra. Come nel refettorio milanese delle Grazie, anche qui viene mostrato il momento esatto in cui Cristo annuncia il tradimento (e infatti sul bordo della tavola si legge la scritta, in latino: «Uno di voi mi tradirà»): una notizia sconvolgente che suscita le diverse reazioni dei commensali, proprio come è raccontato nei Vangeli. Eppure, rispetto all’opera di Leonardo, possiamo notare qui diverse varianti.

Innanzitutto il pittore di Alzate, forse per esigenze di spazio, rinuncia del tutto all’ambientazione architettonica presente invece nel Cenacolo vinciano. I suoi dodici dicepoli, inoltre, non sono riuniti a gruppi di tre, come nella geniale composizione di Leonardo, ma interagiscono a coppie, secondo un modulo più semplice e tradizionale. Insomma, è come se il nostro autore, pur intuendo le novità introdotte dal maestro fiorentino, non sia in grado di coglierne fino in fondo la portata, rimanendo a una rielaborazione più superficiale dell’illustre modello.

C’è anche la possibilità, tuttavia, che queste variazioni siano invece state introdotte appositamente, come se il pittore di Alzate, cioè, abbia voluto rivendicare una sua consapevole autonomia rispetto al dipinto di Leonardo. Se alcuni apostoli, infatti, mostrano un’identica fisionomia rispetto a quelli del Cenacolo milanese, altri invece presentano volti e atteggiamenti decisamente differenti. A cominciare da Giovanni, alla destra di Gesù, che non si sporge all’indietro verso Pietro, come in Leonardo, ma poggia il suo capo sulla spalla di Cristo, secondo una consuetudine iconografica assai diffusa. E se uguale è il gesto di Tommaso (che alza il dito indice), diversa è invece la posizione delle mani di Gesù stesso (entrambe, cioè, con il palmo rivolto verso l’alto). Così come il piatto davanti al Maestro: vuoto nella Cena di Leonardo, qui invece ancora colmo dell’agnello pasquale. Differenze, insomma, non soltanto estetiche e formali, ma anche di significato e contenuto.

Un “confronto” a distanza fra il Cenacolo di Alzate e il suo celebre "modello" di Leonardo da Vinci è stato proposto sabato 11 febbraio ad Alzate Brianza, nell’ambito di una serata promossa dalla Comunità Pastorale Beata Vergine di Rogoredo e dalla locale Biblioteca civica.
Un incontro fra arte e fede che tenuto da Luca Frigerio, autore di questo articolo e di un recente libro dedicato appunto alle rappresentazioni dell’Ultima Cena nei capolavori dell’arte (Ancora Edizioni).

 

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