Una proposta del prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin, a Comune e Regione nel ricordo dell’episodio dell’Innominato e nel segno della Riconciliazione

di Marcello VILLANI

Le rovine del cosiddetto castello dell'Innominato sopra Vercurago

Un itinerario manzoniano nuovo, ma che più che del Gran Lombardo, possa parlare del beato Serafino, che sarà beatificato il prossimo 26 giugno in piazza del Duomo. E, dunque, sulla sua scia, possa mettere in primo piano la Riconciliazione. Un itinerario che vuol partire dal ricordo dell’episodio del perdono dato dal cardinal Federigo all’Innominato, che si convertì, per il Manzoni, proprio a Chiuso.
La proposta di questo nuovo itinerario viene dal vulcanico prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin, che ha proposto a Comune e Regione (per quanto riguarda l’Expo 2015) di valorizzare i percorsi manzoniani inventandone uno nuovo che si aggiunga e si innesti a quello precedente: dal castello dell’Innominato, le cui rovine si trovano sopra Vercurago, fino alla Chiesa del beato Serafino (oggi chiesa di San Giovanni) a Chiuso.
«Mi sono mosso sia a livello di Piano di governo del territorio – spiega monsignor Cecchin – sia con la Regione oltre che, naturalmente, con la Comunità pastorale di Maggianico e Chiuso. Perché, in ottica Expo, non favorire Lecco come città dei luoghi manzoniani comprendendo in questo anche la chiesa di Pescarenico e il convento di Fra’ Cristoforo, la Casa di Lucia di Olate, villa Manzoni e poi i luoghi del beato Serafino?».
La testimonianza di Alessandro Manzoni al riguardo del “curato d’Ars” lecchese è splendida tanto che il Gran Lombardo lo inserì nel Fermo e Lucia, antesignano dei Promessi Sposi. E proprio a Chiuso ambientò l’episodio della conversione del Conte del Sagrato (che sarebbe diventato l’Innominato). Manzoni scrisse nel Fermo e Lucia: «Il Curato di Chiuso era un uomo che avrebbe lasciato di sé una memoria illustre, se la virtù sola bastasse a dare gloria fra gli uomini…». Per questo il prevosto di San Nicolò di Lecco rilancia con entusiasmo: «Chiesa e società lecchese, mettano in atto fantasia, creatività e determinazione per valorizzare sempre di più i “luoghi manzoniani” anche nel territorio in cui visse il beato Serafino, con l’itinerario di Riconciliazione, avendo davanti l’incontro tra il cardinal Federigo e l’Innominato: abbiamo bisogno, in un mondo di conflitti, di pacificazione con Dio e con gli altri». E il beato Serafino, più di altri, ha incarnato questo bisogno traducendolo in realtà di tutti i giorni. Nell’umiltà del suo operato.

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