La catechesi di iniziazione cristiana e il buon servizio alla Scrittura

di Marco PARRAVICINI
Formatore catechisti Iniziazione cristiana

Nell’accostarci alla Bibbia e nel vivere con essa la catechesi molte difficoltà nascono dal fatto che siamo lontani da ciò che lì vi è scritto. A volte “usiamo” il testo per passare velocemente a consigli morali che esso a prima vista offre o al “messaggio” che noi in quel momento sentiamo, altre volte ci perdiamo in maldestri tentativi di spiegazione delle sue storie senza la possibilità di riemergere poi nel vissuto quotidiano.

Se ci pensiamo bene la Bibbia è scritta proprio come una storia, è un grande racconto in cui l’uomo coinvolto da Dio non “spiega” ciò che gli è successo ma lo narra. Gesù stesso per parlare del Regno di Dio ha usato spesso l’arte della narrazione: parabole, dialoghi, domande con gli interlocutori…

Le questioni di fondo dell’esistenza sono difficilmente comunicabili attraverso concetti. Sono i linguaggi simbolici, perché evocativi, quelli che più facilmente possono offrire questo “servizio”: narrativa, arte, musica, poesia, gioco… In ogni racconto avviene infatti una magia, siano esse storie lontane per tempi o costumi, racconti inventati o realmente accaduti, sempre però accade quello strano processo di immedesimazione che, senza che ce ne accorgiamo troppo, ci butta nel racconto e ci rivela sorprendendoci qualcosa di noi che noi stessi non sapevamo o che era lì, sepolto giù da qualche parte…

Nelle pagine bibliche sono scritti episodi che gli autori hanno scelto per raccontare una storia che li ha coinvolti e che, dicono, possa coinvolgere uomini di ogni tempo e ogni luogo. Una storia, anzi, la storia, storia di salvezza. I Vangeli raccontano delle vicende di Gesù di Nazareth, uomo speciale che faceva grandi cose. Raccontano di come l’avessero incontrato e seguito, capito e temuto, amato e tradito… un uomo che aveva contemporaneamente l’umiltà e la presunzione di dirsi «Via, Verità e Vita». Raccontano della sua morte, avvenuta in circostanze terribili, solo e disprezzato, pure da quelli più vicini a lui. Raccontano sia risorto il terzo giorno e che sia vivo e lo sarà sempre, in un modo misterioso, fino al suo ritorno, definitivo.

Il buon servizio alla Scrittura sarà allora quello di permettere a questa grande storia di continuare la sua corsa calando la Bibbia dalla soffitta polverosa in cui è finita per portarla nella camera dei giochi dove si ricostruiscono mondi nei quali è possibile entrare e dei quali ne possiamo diventare i nuovi protagonisti. La sfida sarà quella di trovare delle modalità di ingresso al testo e di buona offerta dello stesso per cui la sua storia non viene banalizzata, strumentalizzata o sbrigativamente bypassata e contemporaneamente favorire l’“innesto” tra ciò che è raccontato nel testo e le nostre vite.

Proprio come disse anni fa Alonso Schokel, grande studioso e amante delle Scritture: «La parola biblica è come il sogno: ci chiude gli occhi e ci apre alla fantasia. Questo è il bello: che il bambino disegni o dipinga per proprio conto ciò che ha letto, che sia lui ad illustrare il suo libro».

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