Una serie di iniziative per arricchire la riflessione all’Esposizione universale. Le illustra il vicedirettore Luciano Gualzetti, che è anche vicecommissario del padiglione della Santa Sede

di Pino NARDI

gualzetti

«Una famiglia umana per il pane nostro quotidiano» è il titolo del progetto che la Caritas sta elaborando in vista dell’Expo 2015. Una serie di iniziative che verranno proposte all’Esposizione universale per offrire contenuti di analisi, riflessione e dibattito sui temi che caratterizzeranno l’evento mondiale. Una grande novità, visto che per la prima volta in questa manifestazione sono state coinvolte realtà della società civile, non solo le Nazioni come nelle precedenti edizioni.

«La Caritas non inizia adesso a pensare a questi temi, piuttosto porta a Expo tutta la propria esperienza, che continuerà anche dopo», ci tiene a sottolineare Luciano Gualzetti, vicedirettore della Caritas ambrosiana, che coordina la presenza di Caritas Internatonalis, Italiana e Ambrosiana all’Expo, ed è vicecommissario del padiglione della Santa Sede. Sta mettendo a punto un fitto programma di iniziative, con un progetto la cui elaborazione continuerà nelle prossime settimane.

«Stiamo cercando di inserire il percorso della Caritas all’interno della presenza più complessiva della Chiesa che, attraverso il padiglione della Santa Sede e della Diocesi, riconosce che questi temi fanno parte in modo completo e organico a tutto il messaggio che la Chiesa vuole portare a Expo. A partire dalla domanda: cosa nutre la vita e cosa porta dignità a tutti gli uomini? – afferma Gualzetti -. Quindi bisognerà affrontare la questione su come cambiare le regole perché il cibo sia accessibile e sicuro per tutti, che la terra possa garantire a ciascuno di vivere in maniera dignitosa. È chiaro che questo, come dice il cardinale Scola, rimanda a comportamenti personali, ma anche a scelte collettive che ricadono anche su politiche e sui rapporti macroeconomici».

I percorsi si stanno componendo perché ci sia una presenza di Chiesa anche sul territorio: infatti le realtà parrocchiali saranno invitate a riflettere su questi temi. Inoltre si stanno saldando collaborazioni e legami con San Fedele, Pime, Coe, con gli ordini missionari e le realtà caritative di Milano.

Ecco le prime proposte a cui sta lavorando la Caritas: una mostra fotografica legata alla Campagna contro la fame nel mondo della Caritas Internationalis; una rassegna cinematografica con il San Fedele; un progetto specifico destinato alle scuole; un convegno sui temi della mondialità con le Pastorali Missionaria, Migranti e il San Fedele; un convegno sui conflitti dimenticati (causa o effetto di povertà alimentare) e uno su famiglia e stili di vita con il Servizio diocesano per la Famiglia; una tavola rotonda con il San Fedele sull’esito dei seminari di preparazione che si faranno nel prossimo autunno; il convegno Migramed 2015 che riunisce le Caritas del Mediterraneo, uno sui dati immigrazione e asilo 2015 e uno sull’Osservatorio della povertà alimentare in Italia ed Europa con la Caritas Europa.

Una ricca proposta di dibattito che arricchirà di contenuti l’Expo. Con un occhio della Caritas sulla campagna mondiale contro la fame nel mondo che ha questi tre obiettivi: sensibilizzare le comunità  civile ed ecclesiale sul tema della fame; ridurre la fame entro il 2025; sensibilizzare tutte le Nazioni, attraverso un’azione delle Caritas nazionali a favore di una legge quadro sulla sicurezza alimentare e il diritto al cibo. «Non si parla di fame solo come denuncia – dice Gualzetti – ma come assunzione di responsabilità attraverso tutti i progetti realizzabili, con la consapevolezza che la fame è un problema di diritti, di tutela e che viene assunta dagli Stati come una responsabilità stringente». 

Ma Expo sarà anche un’occasione di lavoro e di impegno. Annuncia Gualzetti: «Nel caso di assunzioni abbiamo già proposto ad Expo di attingere alle liste del Fondo famiglia-lavoro, collaborando a inserire chi è stato colpito dalla crisi. Inoltre cercheremo volontari: sarà un’occasione per i giovani di respirare un’aria di mondialità. Abbiamo chiesto anche di partecipare al bando per il Servizio civile: l’idea è quella di offrire ai giovani i primi sei mesi nei Paesi dove viene svolta la campagna nel Sud del mondo e gli altri sei mesi qui all’Expo. Tutto questo permetterà il coinvolgimento in un’ottica educativa».

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