Costituite la settimana scorsa con i nomi di "Maria Madre della Chiesa" e "S. Luca". I nuovi responsabili spiegano il cammino svolto finora e i prossimi passi di questa esperienza

di Luisa BOVE

Monsignor Silvano Motta

La Chiesa di Seregno cambia volto. La settimana scorsa sono nate infatti due Comunità pastorali che coinvolgeranno tutte le parrocchie. «Pur salvando l’identità delle due realtà – spiega monsignor Silvano Motta -, vorremmo proporre anche attività cittadine». Devono ancora decidere (e lo faranno con monsignor Severino Pagani) se la Pastorale giovanile sarà unica per tutta Seregno; intanto però «abbiamo già un’esperienza di catechesi per adulti cittadina, con circa 200 partecipanti, e non vogliamo lasciarla cadere». Si tratterà quindi di «integrare bene» le proposte cittadine con quelle delle due Comunità pastorali perché «non devono diventare un motivo per dividerci, ma per camminare insieme».
Monsignor Motta è il nuovo responsabile della Comunità pastorale che comprende S. Giuseppe, S. Valeria e S. Giovanni Bosco al Ceredo, per un totale di 28.500 abitanti. Attraverso un referendum in cui hanno votato 4.170 persone, il nome scelto per la comunità è stato “Maria Madre della Chiesa” con oltre 2.100 voti. «La decisione di diventare Comunità pastorale risale a un anno fa, dopo la visita dell’Arcivescovo», spiega il sacerdote. All’incontro del 19 marzo dei tre Consigli riuniti alla presenza del Vicario episcopale, ne sono seguiti altri due prima dell’estate. Giovedì 3 settembre c’è stata anche una serata di studio con gli interventi di Valentina Soncini, presidente dell’Azione Cattolica, e di don Marco Oneta, mentre venerdì i preti del Direttivo (monsignor Motta, don Giovanni Meraviglia, don Sergio dell’Orto, don Andrea Lupi, don Gianmario Poretti e don Paolo Ciotti) hanno celebrato una messa al Santuario di S. Valeria per dare il via al nuovo cammino. Con i fedeli delle tre parrocchie «è stato fatto un cammino graduale – assicura il responsabile – e ora inizia un periodo di rodaggio». Gli addetti ai lavori dovranno stendere un progetto e dare qualche orientamento, «soprattutto per quanto riguarda i settori come famiglia, cultura, liturgia, catechesi e soprattutto la Pastorale giovanile», di cui si occupa don Gianmario, aiutato da don Andrea, oltre che da tre religiose e un’ausiliaria diocesana, che entreranno nel Direttivo.
Monsignor Motta, che nel suo nuovo incarico vuole essere «paziente e determinato» inizierà a incontrare le diverse realtà e commissioni. Però spera «prima di Natale o subito dopo, di arrivare ad avere il Consiglio pastorale unitario e anche quello degli affari economici».

Lo stile? La misericordia

A Seregno pure don Giovanni Olgiati è già all’opera con la sua nuova Comunità pastorale di oltre 15 mila abitanti, che comprende le parrocchie Beata Vergine Addolorata al Lazzaretto, S. Ambrogio e S. Carlo. Per scegliere il nome, dice il responsabile, «non abbiamo fatto un sondaggio tra le comunità, ma una ricerca nei Consigli pastorali e tutti hanno approvato». Si chiamerà “S. Luca” perché nell’evangelista si ritrova il riferimento ideale, non solo alle pagine degli Atti degli apostoli che parlano di comunità, ma anche a quelle evangeliche sulle parabole della misericordia. Questo infatti vuole essere lo “stile” nel vivere questa nuova esperienza ecclesiale. «I passi concreti fatti finora sono stati quelli di una conoscenza comune – spiega don Olgiati -, perché pur nella stessa città le tre parrocchie non hanno mai lavorato insieme». I primi a incontrarsi sono stati i Consigli pastorali, poi le catechiste, i responsabili sportivi… Ma a S. Ambrogio esiste anche la scuola parrocchiale con circa 400 alunni, che comprende materna, elementari e medie, mentre nelle altre parrocchie c’è soltanto la scuola materna. Ebbene, anche chi già opera in ambito educativo ha iniziato a conoscersi e confrontarsi.
Certo, non è facile diventare Comunità pastorale, ma i sacerdoti una cosa l’hanno capita: non si tratta di imporre linee dall’alto, ma di condividere un cammino dal basso. «Noi siamo convinti che tutto andrà bene se i preti ci credono e sono i primi a darne testimonianza», assicura don Giovanni, che già collabora molto bene con il suo Direttivo formato da don Alessandro per la pastorale giovanile, don Sergio Gualtiero e don Giuseppe Pastori, residente con incarichi pastorali che «con i suoi 85 anni lavora ancora volentieri».

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