Nella Chiesa di Milano parlare di Zambia evoca una storia più che quarantennale di impegno missionario. L’invio di sacerdoti “fidei donum” milanesi è iniziato nei primi anni ’60, quando ancora quelle terre si chiamavano Rhodesia, in occasione della costruzione della diga di Kariba, affidata a maestranze inglesi e italiane. I preti milanesi, lodigiani e trentini, unirono subito il servizio pastorale alle famiglie dei lavoratori italiani con l’attività missionaria tra le popolazioni locali. Partiti i tecnici delle ditte italiane, i missionari non solo sono rimasti, ma hanno seguito le vicende dei vari villaggi e delle diverse etnie, spostandosi con essi e dando vita a numerose comunità cristiane.

di Gianni Cesena
Responsabile dell'Ufficio diocesano per la pastorale missionaria

Zambia

Il legame profondo tra la diocesi di Milano e le diocesi zambiane di Lusaka e di Monze si è consolidato attraverso la moltiplicazione delle presenze: dalle Suore di Maria Bambina a laici e coppie appartenenti a diverse ONG milanesi, dai medici dell’ospedale di Chirundu a diaconi e preti diocesani impegnati direttamente nel servizio pastorale. Si sono moltiplicate le conoscenze tra gruppi, parrocchie e organismi da una parte e realtà africane dall’altra. In questo quadro decisive sono state le relazioni personali che si sono stabilite tra i vescovi delle varie Chiese: numerose le visite dei vescovi africani alla nostra diocesi, specialmente in occasione delle Veglie missionarie o di qualche altra manifestazione; memorabili le non poche visite in Zambia degli arcivescovi Montini, Colombo e Martini.

Il cardinale Tettamanzi, seguendo le orme dei predecessori, si reca dunque in Zambia anzitutto a toccare con mano questa terra dove la fede è stata proclamata, celebrata e vissuta con stile propriamente missionario grazie anche al contributo di preti e laici provenienti dalla nostra diocesi. Per questo l’incontro, più che privilegiare la conoscenza di luoghi o le curiosità del folclore, sarà soprattutto dedicato al dialogo con le varie comunità cristiane, alla celebrazione della fede, alla verifica del cammino di evangelizzazione, al colloquio e alla riflessione con i preti, le suore, i laici impegnati nell’ambito della missione diocesana, oltre che alla condivisione con i fratelli vescovi di quell’atteggiamento che san Paolo chiama “la sollecitudine per tutte le Chiese”.

L’Arcivescovo si inserirà nel cammino pastorale delle diverse comunità , sia presiedendo le celebrazioni eucaristiche, sia incontrando i responsabili delle attività parrocchiali, espressione di un laicato attivo e impegnato nella organizzazione e nella testimonianza della vita cristiana.

Una giornata intera sarà dedicata ai missionari diocesani, partendo dalla preghiera comune e dall’ascolto della Parola per passare poi al racconto delle principali realizzazioni che tale ascolto provoca. Una domanda sarà sottintesa a questo momento di approfondimento: come una Chiesa giovane, come quella zambiana, può ispirare un rinnovamento anche nelle nostre Chiese di antica cristianità? quale scambio possiamo favorire, affinché da parte nostra all’invio di persone e di risorse possa corrispondere l’accoglienza di doni spirituali e materiali, di modelli di vita, di incoraggiamento nella professione dell’unica fede?

Un’attenzione particolare l’Arcivescovo dedicherà al mondo della sofferenza nella visita all’ospedale di Chirundu . La sofferenza fisica nel mondo africano, anche se talvolta appare meglio sopportata rispetto alle nostre abitudini occidentali, è emblema di tutte le povertà drammatiche che sconvolgono questo continente: le sfide della malaria e dell’Aids, della malnutrizione e della mortalità infantile sono solo una parte di un più diffuso mondo fatto di dolore e di poca speranza.

I missionari e le missionarie attendono la visita del loro Vescovo come un momento certamente privilegiato di collegamento con la Chiesa di origine : la coscienza della missione inizia appunto dal sapere di essere mandati, inviati da una Chiesa locale ad altre comunità lontane, diverse per lingua, culture, abitudini. Ma immagino che lo attendano anche per mostrargli, più che i risultati di una vita spesa in contesti non sempre agevoli, i volti dei cristiani zambiani e le opere che la loro fede semplice, fresca, talvolta un po’ fragile, è in grado di fornire, come viva testimonianza in nome del Vangelo.

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