Una ricerca della Camera di Commercio evidenzia il buon giudizio che gli imprenditori danno sulle conoscenze maturate dai diplomati negli istituti professionali

di Cristina CONTI

È buono il rapporto tra le imprese lombarde e la scuola, istituti professionali in particolare. A dirlo la ricerca “Aziende lombarde e diplomati tecnico-professionali: criticità, punti di forza, strumenti” a cura della Camera di Commercio di Milano e dell’Università degli Studi. Sono più che sufficienti i voti espressi dalle imprese sulle conoscenze professionali dei diplomati: la media va dal 6 al 7, i punteggi migliori toccano a periti aziendali e alberghieri.

Se preparare brodi è la prima competenza richiesta per chi vuole lavorare in un ristorante o in un hotel, e la contabilità informatica è il primo requisito per chi vuole lavorare in azienda, la capacità di conoscere e affrontare i guasti è invece fondamentale per i meccanici. Mentre l’uso della strumentazione è l’abilità imprescindibile per i periti chimici. «Il mercato del lavoro milanese si confronta con la crisi individuando nel fare imprese una grande risorsa alternativa – ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano -. Milano, nonostante le difficoltà economiche, si conferma luogo di opportunità per i giovani. In questo ambito è importante il ruolo delle istituzioni nella valorizzazione e nel sostegno delle nuove generazioni come elemento di competitività e ricchezza del territorio».

Il 56% delle imprese partecipa ad attività di integrazione con le scuole, con un picco dell’82% per gli alberghi. Stage nella metà dei casi, ma anche visite aziendali, incontri a scuola, progettazione di corsi e qualche finanziamento di progetto. Gli alberghi partecipano per l’81,7% a questo tipo di attività, seguiti dalle aziende della ristorazione col 62%, dal commercio al dettaglio e dall’industria metalmeccanica col 56,7%. Fanalino di coda l’industria chimica, con il 42,9%, e gli studi professionali col 40%. Uno stagista su venti ha la possibilità di essere assunto con uno stipendio annuo di circa 15 mila euro.

Ma rimane ancora molto da fare. Due imprese su tre ritengono che la scuola non prepari abbastanza al lavoro. Contenuti dei programmi scolastici talvolta distanti dalle attività professionali, scarse attrezzature, pochi stage e conoscenza insufficiente dell’inglese sono le principali critiche che le imprese muovono alla formazione.

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