Ha sede in Lombardia un'impresa su cinque tra quelle che operano nelle biotecnologie. A Milano la seconda edizione del Forum Italiano del settore

di Cristina CONTI

Sono 230 le piccole e medie imprese italiane che operano nelle biotecnologie. Una su cinque ha sede in Lombardia. Questi i numeri emersi da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano su dati del registro imprese 2012. Per questo motivo il capoluogo lombardo ha ospitato il 23 e 24 ottobre la seconda edizione del Forum Italiano sulle Biotecnologie Industriali e sulla Bioeconomia.

Obiettivo principale delle imprese del settore è l’economia sostenibile, il superamento, cioè, della dipendenza dal petrolio e dalle altre fonti di energia fossili e la possibilità di far fronte all’aumento della popolazione mondiale e ai cambiamenti climatici. «Sono tante ormai le realtà imprenditoriali che lavorano in questo settore, segno di una forte vitalità del comparto – spiega Alessandro Spada, presidente di Innovhub Stazioni sperimentali per l’industria, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano -. Il sistema camerale milanese è impegnato nel favorire l’avvio di processi innovativi attraverso l’offerta alle imprese di servizi di eccellenza».

Chimica, farmaceutica, ma anche agroalimentare, ambiente ed energia. Questi i principali campi in cui sono attive le imprese biotecnologiche lombarde. Tra le province della regione, Milano è la prima con 130 addetti. Segue Brescia con 40. «La bioeconomia è un settore in cui bisogna puntare con forza se si vuole conciliare la crescita economica del Paese con la creazione di nuovi posti di lavoro e la sostenibilità ambientale», sottolinea Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec.

Principali protagonisti del settore sono i ricercatori, che lavorano nei centri di ricerca e sperimentazione delle aziende e degli atenei lombardi. Competenze che devono essere sostenute da fondi ministeriali, ma anche dalla capacità delle imprese di mettersi in rete e di lavorare in sinergia. «C’è un interesse crescente verso la bioeconomia che non ha niente da invidiare al resto del mondo – dice Giovanna Speranza, docente di Chimica Organica all’Università di Milano -. È importante fare rete per condividere le proprie conoscenze e metterle al servizio dell’industria per contribuire alla crescita economica del nostro Paese. Ci auguriamo che anche il Ministero dell’Università e della Ricerca voglia sostenere quest’aspetto concretamente».

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