Monsignor Franco Agnesi, vicario episcopale della Zona di Varese: «Ammiro la grande dignità del marito Giuseppe e dei figli Massimo e Alessia: le sono stati vicini condividendo l’estremo gesto del dono degli organi»

di Marta VALAGUSSA

Agnesi

Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo (Varese), non ce l’ha fatta. Vittima di un folle attentato lo scorso 2 luglio – quando alle 9.30 Giuseppe Pegoraro, ex vicecomandante della polizia municipale, era entrato nel suo ufficio e aveva fatto fuoco – è morta ieri nel tardo pomeriggio.

Un gesto dettato dalla rabbia e dalla sete di vendetta, quello di Pegoraro, a seguito di un provvedimento disciplinare adottato dalla Giunta di Cardano: il vigile era stato sospeso per sei mesi dal servizio dopo una condanna per truffa e peculato. Colpita da un proiettile all’addome, Laura Prati era stata operata d’urgenza all’ospedale di Gallarate. Tutto sembrava risolversi per il meglio, ma nei giorni successivi le sue condizioni sono peggiorate, al punto da richiedere due nuovi interventi. Poi la situazione è precipitata.

«La morte di Laura Prati, dopo giorni di attesa speranzosa, ci riporta violentemente alla brutalità ingiustificabile del gesto di uomo che ha fatto seguire ad atteggiamenti e parole violente anche i colpi di un’arma da fuoco – dice monsignor Franco Agnesi, vicario episcopale della Zona di Varese -. Prego, anzitutto, per lei e per i suoi cari. Ammiro la grande dignità del marito Giuseppe e dei figli Massimo e Alessia: le sono stati vicini condividendo l’estremo gesto del dono degli organi. Ma questa vicenda che scuote la vita di una città deve interrogarci seriamente sulla responsabilità che mettiamo nelle parole e nello stile di vita: troppo facile isolare il male e il clima malefico fatto di parole e comportamenti cattivi e dire che in fondo non ci riguarda. Deve interrogarci anche sul coraggio e la dedizione che sono richiesti a chi si impegna per il bene comune nella politica. Recita la Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore (art. 54)”. Non c’è scritto “fino a dare la vita”, ma può essere chiesto, anche in questo modo ingiusto. Così ci insegna Laura Prati, donna, moglie, mamma e sindaca».

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