È finita l’epoca delle conferenze frontali, lasciano il tempo che trovano. È importante all’inizio di ogni percorso sapere bene cosa si aspettano le coppie che si hanno di fronte e che si sta accompagnando verso il matrimonio cristiano. Più a monte ancora è oltremodo urgente che queste coppie si sentano lì per se stesse, per la loro crescita e per essere aiutate ad acquisire una maggior consapevolezza del passo che stanno per fare. Se non sarà così per tutte all’inizio è importante che il nostro agire le conduca piano piano a questa percezione. Ecco allora farsi urgente un atteggiamento di vero ascolto nei loro confronti da parte degli operatori, coppie di sposi e sacerdoti. Si tratta di desiderare l’esplorazione di ‘altri mondi’, di disporsi a voler capire e conoscere, di saper chiedere della loro vita e della loro attività lavorativa, dei motivi della loro scelta, senza pregiudizi e precomprensioni anche nel caso siano conviventi o già con figli. Almeno una parte della  prima serata potrà essere dedicata all’ascolto, ecco alcune indicazioni che possono essere utili.

L’ascolto attivo si basa sull’empatia e sull’accettazione. Esso si fonda sulla creazione di un rapporto positivo, caratterizzato da un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa e, comunque, non giudicata.

Quando si pratica l’ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da ‘buon osservatore’, ossia, come persone impassibili, ‘neutrali’, sicure di sé, incuranti delle proprie emozioni e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta, è più opportuno rendersi disponibili anche a comprendere realmente ciò che l’altro sta dicendo, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. In questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco. Per diventare ‘attivo’, l’ascolto deve essere aperto e disponibile non solo verso l’altro e quello che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.

I principali elementi che caratterizzano una buona attività di ascolto, sono:

sospendere i giudizi di valore e l’urgenza classificatoria, cercando di non definire a priori il proprio interlocutore o quanto egli dice in ‘categorie’ di senso note e codificate
osservare ed ascoltare, raccogliendo tutte le informazioni necessarie sulla situazione contingente, ricordando che il silenzio aiuta a capire e che il vero ascolto è sempre nuovo, non è mai definito in anticipo in quanto rinuncia ad un sapere già acquisito
mettersi nei panni dell’altro – dimostrare empatia, cercando di assumere il punto di vista del proprio interlocutore e condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta
verificare la comprensione, sia a livello dei contenuti che della relazione, riservandosi, dunque, la possibilità di fare domande aperte per agevolare l’esposizione altrui e migliorare la propria comprensione
curare la logistica, facendo attenzione al contesto fisico-spaziale dell’ambiente in cui si svolge la comunicazione per agevolare l’interlocutore e farlo sentire il più possibile a proprio agio.

Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la tensione del ‘dover darsi da fare’ per risolvere eventuali problemi espressi dal proprio interlocutore, oltre ad evitare tutte le ‘barriere della comunicazione’, quali:

• dare ordini
• mettere in guardia
• moralizzare
• persuadere con la logica
• elogiare
• ridicolizzare
• interpretare
• consolare
• cambiare argomento

tutte, in modo più o meno esplicito, costituiscono messaggi di rifiuto.

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