Nel 50° della morte del poliziotto ucciso a Milano nel corso di scontri con alcuni manifestanti, Messa in suffragio nella caserma a lui intitolata: «Vorremmo essere degni di una democrazia costata così cara»

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«Noi vogliamo ricordare oggi un uomo, un poliziotto, uno che si è fatto avanti. Ha fatto il suo dovere. Ma non è soltanto un esecutore, è un giovane che ha interpretato la sua vita come un servizio e si è fatto avanti. Il suo ricordo a 50 anni dalla sua uccisione è l’occasione per ricordare proprio lui, il giovane agente di Monteforte Irpino, la sua famiglia e chi gli voleva bene. Ogni persona infatti è unica e insostituibile».

È il ricordo che l’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, ha fatto di Antonio Annarumma, poliziotto ucciso esattamente cinquant’anni fa a Milano, nel corso di scontri con alcuni manifestanti, nell’omelia della celebrazione eucaristica di suffragio presieduta questa mattina nella caserma a lui intitolata, in via Cagni 21.

«Insieme con lui noi vogliamo ricordare e pregare per tanti altri che “si sono fatti avanti” – ha detto ancora l’Arcivescovo -. Riconosciamo nelle forze di polizia tanti altri che sempre, nei tempi passati e nei nostri giorni si sono fatti avanti, come una folla innumerevoli di servitori dello Stato e di uomini e donne di ogni stato, che si sono fatti avanti, alcuni anche con il sacrificio della vita. Siamo qui anche perché vorremmo essere degni di questa democrazia che è costata così cara e per esserne degni non vogliamo sprecare parole o lasciarci andare al lamento. Vorremmo soltanto essere anche noi tra “quelli si fanno avanti”».

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