Questo il tema al centro del convegno annuale dei Medici Cattolici di Milano, in programma presso l’Istituto della Suore di Maria Bambina

assistenza anziani

Sabato 22 novembre, alle 9.15, presso la Sala conferenze dell’Istituto delle Suore di Maria Bambina (via Santa Sofia 17, Milano), si terrà il convegno annuale Amci (Associazione Medici Cattolici Italiani – Sezione di Milano), sul tema “I bisogni dell’anziano”. Il convegno vedrà come moderatori il professor Giovanni Meola (Università degli Studi di Milano) e il professor Alfredo Anzani (Università Vita Salute – San Raffaele, Milano).

La prima parte dei lavori – “Un nuovo medico” -verrà introdotta dal professor Carlo Vergani (Università degli Studi di Milano), sul tema “La transizione demografica e la transizione epidemiologica”. A seguire il dottor Antonio Guaita (Fondazione Golgi-Cenci, Abbiategrasso, Milano) proporrà la riflessione su “La valutazione multidimensionale dell’anziano”.

“Il tempo che resta” è il tema che verrà trattato nel corso della seconda parte del convegno. Il professor Salvatore Natoli (Università degli Studi di Milano Bicocca) porterà il proprio contributo su “La solitudine dell’anziano”. La conclusione dei lavori è affidata a don Antonio Lattuada (assistente ecclesiastico Amci Milano), che rifletterà su “Quale futuro per l’anziano”.

Come ricorda il professor Meola, presidente dell’Amci Milano, «se l’uomo in ogni età della vita è affidato ad altri, anche la vecchiaia e la malattia degenerativa esigeranno che il malato accetti di affidarsi alla cura di altri e che altri si prendano cura di lui. Ciò che sembrerebbe essere un richiamo morale costituisce in realtà la possibilità stessa della convivenza sociale, che non può reggere se non promuovendo buone relazioni. Laddove venisse meno la cura degli altri, la società scadrebbe a livello subumano e disumanizzante, offrendo la possibilità mai definitivamente scongiurata, dell’eliminazione dell’uomo perché vecchio e malato».

Inoltre per il professor Vergani, membro del Direttivo Amci Milano, «dalla fine dell’Ottocento in poi, cioè nel corso delle ultime quattro generazioni, la vita media si è allungata di circa tre mesi all’anno. In Italia gli ultrasessantacinquenni rappresentano più di un quinto della popolazione e assorbono gran parte della spesa sanitaria. Esiste tuttavia ungap fra il bisogno dell’anziano e la risposta delle istituzioni. Il sistema sanitario è ancora tarato sulla cura dell’acuzie, l’anziano ha bisogno invece di un’assistenza continuativa sul territorio, integrata, cioè socio-sanitaria, con un unico punto di accesso. La medicina e le istituzioni debbono farsi carico non solo di tutte le condizioni che liberano dalla malattia, ma anche – come diceva il cardinale Martini – di quelle che generano percorsi atti a liberare la malattia dando ad essa un volto, voce e parola». 

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