A Vedano al Lambro è nato un nuovo Centro diurno con servizi sociali per anziani soli e disabili. Un appartamento invece è riservato al progetto “Dopo di noi”

di Luisa BOVE

casa francesco edificio

Casa Francesco è l’ultimo progetto realizzato dall’associazione “Amici dell’Unitalsi” di Vedano al Lambro. Inaugurata il 28 maggio scorso dal concittadino monsignor Dario Viganò, oggi prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, offre diversi servizi diurni aperti al territorio. Alcune attività andranno a regime tra settembre e ottobre, altre sono in corso d’opera. È con orgoglio e grande umiltà che il fondatore e presidente Franco Villa ci mostra il Centro, un vero gioiello progettato da Oliviero Zappa «per dare massima dignità e benessere agli ultimi, utilizzando anche le migliori tecnologie». Alla struttura si accede attraverso una lunga passatoia, realizzata come fosse un ponte che la collega alla città, priva di barriere architettoniche e di cancellate protettive a confermare lo spirito di accoglienza. Le grandi vetrate rendono l’ambiente luminosissimo, l’arredo semplice e funzionale, tutto donato da chi ha voluto contribuire al grande progetto.

I locali sono più che decorosi e lo zampino di tanti artisti li rende ancora più belli e caratteristici. Più che una scelta è stata una casualità. Quando un architetto ha visitato per la prima volta il Centro sociale ha detto: «Ma qui manca un progetto di vita e colore». E ha deciso di realizzare 20 quadri e di metterli in vendita con la clausola che nessun acquirente avrebbe potuto portare a casa l’opera perché era destinata a Casa Francesco. Ora moltissime pareti sono tappezzate di tele dai mille colori e in futuro si terranno incontri con gli stessi artisti e i ragazzi delle scuole.

Diversi altri architetti creativi, attraverso il passaparola, hanno voluto fare la loro parte, e così tante opere d’arte si perdono nei vari locali caratterizzandoli con colori e quadri. Anche l’esterno è impreziosito da capolavori in acciaio corten (dal tipico colore ruggine, ndr) che attirano l’attenzione fin dalla strada.

La Casa è nata per rispondere al grave problema della solitudine di anziani e disabili, ma non solo. Il grande salone al piano terra funziona da centro diurno aperto tutti i pomeriggi per le persone avanti negli anni, specie durante l’estate quando gli anziani rischiano di cercare refrigerio nei centri commerciali, mentre qui sono in compagnia. I volontari organizzano infatti momenti di socializzazione e animazione, tombolate, canti, balli… poi c’è l’immancabile merenda preparata nella cucina industriale, attrezzata anche con dispensa, celle frigorifere e spogliatoio per il personale. Presto sarà realizzato anche un bar nell’area di ingresso.

Nel garage sono parcheggiati un Ducato a 9 posti e tre Doblò con pedana per il trasporto di disabili e anziani: i ragazzi vengono accompagnati a scuola e nei centri come La Nostra Famiglia a Bosisio Parini, gli adulti alle visite specialistiche o altro. Il servizio gratuito di trasporto copre il solo territorio di Vedano (7.800 abitanti) e totalizza all’anno ben 3.500 prestazioni. Nel magazzino ci sono invece tante attrezzature sanitarie (letti da ospedale, materassi antidecubito, carrozzine, deambulatori, stampelle…): chiunque ne abbia bisogno può richiederle gratuitamente. Fiore all’occhiello nell’area sotterranea è una grande palestra attrezzata, nata su suggerimento di una mamma che ha una bimba assistita dall’Unitalsi e che lavora alla Decathlon. È lei che ha insistito per presentare a Fondazione Decathlon un progetto e ottenere il finanziamento. L’idea è piaciuta alla commissione che ha approvato all’unanimità la realizzazione della palestra in Casa Francesco. Ora andrà gestita, ma è certo che sarà a disposizione dei ragazzi di Vedano che desiderano frequentarla e che non possono permettersi un abbonamento in un centro privato.

Salendo le scale (dove non mancano opere d’arte e tocchi artistici alla ringhiera) si arriva al primo piano. Qui si trova la direzione, la segreteria, un’ampia sala utilizzata per la formazione dei volontari (ma offerta anche ad altre associazioni del territorio per riunioni) e che in futuro potrebbe diventare sala lettura. C’è poi un’infermeria e tre ambulatori per fisioterapia, psicologia riabilitativa… A turno vi lavoreranno professionisti a prezzi calmierati. Ma l’opera più innovativa consiste in un grande bagno attrezzato (doccia raso pavimento, vasca di tipo ospedaliero, sollevatore e spogliatoio) per l’igiene della persona anziana o disabile.  Anche questo servizio è a disposizione della popolazione e per utilizzarla (gratuitamente) basta prenotarla dichiarando se il familiare è autonomo o se ha bisogno dell’assistenza di volontari o personale professionale.

Il secondo piano è un open space che dà su una bellissima terrazza coperta con vista sulla città: potrebbe ospitare serate, feste e ritrovi. Il grande locale è ancora da destinare a un uso preciso, ma non è escluso che in futuro diventi uno spazio per il sollievo familiare diurno.

Adiacente alla casa e con ingresso autonomo c’è un appartamento pensato per il progetto “Dopo di noi”: all’inizio sarà un alloggio temporaneo e nel tempo più stabile. Sono previste due camere con quattro posti letto in tutto e quella riservata a tre educatori a rotazione, un piccolo soggiorno/tinello e un bagno per disabili. Naturalmente gli ospiti potranno partecipare alle attività promosse dai volontari presso Casa Francesco.

Non c’è dubbio, gli “Amici dell’Unitalsi” hanno fatto le cose in grande, offendo il meglio e coinvolgendo anche il territorio. Quando sono iniziati i lavori nel 2014 il budget a disposizione copriva solo un quarto dei costi, frutto della vendita di tre appartamenti ricevuti come lasciti per realizzare il Centro. Per il resto «ci siamo affidati alla Provvidenza» e ora manca da saldare l’ultimo 20%. Una gara di solidarietà si è messa in moto in questi anni: c’è chi ha offerto somme di denaro, piccole e grandi, chi ha contribuito con materiale di costruzione, con l’illuminazione, con prestazione d’opera… insomma in tanti oggi possono dire: «Ho fatto anch’io la mia parte».

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