Una riflessione di ampio respiro nel Discorso alla Città del cardinale Scola proiettato verso l’evento del 2015. Tra i temi toccati, la fame nel mondo, l’esasperazione del sistema finanziario, i compiti dell’Europa e il ruolo di Milano, dove la Chiesa ambrosiana è pronta a fare la sua parte

di Pino NARDI

Scola_Discorso alla Città 2013

«I temi di Expo 2015 rappresentano un’occasione privilegiata per approfondire l’ecologia dell’uomo». Il cardinale Scola punta sulla prossima Esposizione universale che vedrà la metropoli capitale mondiale. «Expo 2015 si prospetta come una grande possibilità di rilancio della vocazione di Milano: non è solo una straordinaria occasione per proporre l’immagine di una città aperta al mondo, ma rappresenta soprattutto l’opportunità di manifestarne la capacità di offrire prospettive ampie e integrali alle molte problematiche scientifiche, tecniche, economiche, sociali, politiche e religiose in gioco». È questo il cuore del Discorso alla Città che l’Arcivescovo ha tenuto oggi nella Basilica di Sant’Ambrogio, davanti alle autorità civili, militari, ai rappresentanti dei mondi produttivi, della comunità regionali e straniere che vivono a Milano.

Come sempre, una riflessione di ampio respiro, quella proposta dal cardinale Scola, che però mette in guardia sulla buona riuscita dell’evento: «Expo 2015 è chiamato ad affrontare la sfida di saper resistere alla frammentazione e riduzione dei temi implicati nel suo titolo: alimentazione, energia del pianeta e vita, cui spingono anche i forti interessi settoriali in gioco. Una sfida a valorizzare al massimo i loro molti significati, proponendo al mondo una visione culturale e nuovi stili di vita in cui i significati tecnico-scientifici e umanistici, quelli socio-politici ed etici, quelli culturali e religiosi sappiano convivere efficacemente». A partire dalla concezione della natura: secondo il Cardinale va evitata da un lato la «sacralizzazione del cosmo», ma dall’altro il saccheggio indiscriminato dei beni del creato, ponendo invece al centro l’uomo e la sua responsabilità.

Lo scandalo della fame e la condanna della finanziarizzazione

Scola è chiarissimo poi sul dramma della fame nel mondo, che ancora oggi in modo scandaloso miete ogni giorno vittime e colpisce milioni di persone con la malnutrizione in tanti Paesi del Sud: «La questione della fame è una questione dirimente non solo per capire come “abitare il mondo domani”, ma altresì per capire se domani ci sarà ancora un mondo abitabile». Sugli Ogm Scola, citando gli esperti,avanza una cauta apertura per i benefici che starebbero portando nelle produzioni dei Paesi in via di sviluppo, anche se non manca di sottolineare dubbi su queste tecniche.

Un problema, quello della fame, per l’oggi, ma anche per le future generazioni. Con una forte denuncia verso un sistema economico dominato dalla finanza e dalla ricerca ossessiva del profitto: «L’asservimento alla logica finanziaria dei prezzi dei prodotti alimentari ed energetici – così dannoso per i più poveri – si connette al più ampio tema della finanziarizzazione dell’intera economia, in un mondo dove il rapporto medio globale fra l’indebitamento e il capitale a disposizione è aumentato vertiginosamente. Questa finanziarizzazione esasperata rappresenta la causa prossima, tecnica, della crisi finanziaria iniziata nel 2007 e dalla quale si stenta a uscire. Tuttavia la finanziarizzazione si è potuta sviluppare perché è stata tollerata o addirittura facilitata in un contesto culturale che favoriva una diffusa deregolamentazione delle operazioni finanziarie».

Allora occorre un impegno a 360 gradi per restituire dignità all’uomo: «Non si è uomini compiuti – sottolinea il Cardinale – se si lavora per la sostenibilità, per il bilancio di giustizia, per le banche etiche, per il bilancio sociale delle imprese e dei Comuni e non si protegge, nello stesso tempo, la vita più debole e più indifesa o non si promuovono i corpi intermedi – autentiche ricchezze della società civile – a cominciare dalla famiglia».

L’Europa di fronte al meticciato

Uno sguardo che si pone anche sull’Europa e sulle sue istituzioni, spesso burocratizzate, che rischiano di smarrire lo slancio ideale dei fondatori. «L’Oriente e il Sud, ormai di casa nelle nostre società, costituiscono una sfida e un dono prezioso per l’Europa del terzo millennio – afferma Scola -. Certamente la provocano a proseguire con coraggio nel rafforzamento delle sue istituzioni e del suo progetto di sovranità condivisa fra le nazioni dopo i due lunghi e sanguinosi conflitti mondiali della prima metà del secolo scorso… Ma il nuovo volto meticcio delle società europee non invita soltanto a rafforzare le istituzioni comuni dell’Europa: invita soprattutto a riscoprire la sua anima, senza la quale le istituzioni si trasformano rapidamente in gusci riempiti da procedure ripetitive e progetti tecnocratici».

Un nuovo umanesimo per una società secolarizzata

È necessario allora un progetto alternativo a quello tecnocratico con lo sguardo rivolto al futuro, per la definizione comune di un nuovo umanesimo, che nasce dall’incontro e dal dialogo tra credenti e non: «Non si tratta di proporre una nostalgica difesa delle radici cristiane della nostra società, come se fosse in gioco solo il rispetto della verità del passato storico. Siamo invece chiamati a edificare il futuro e per farlo non c’è altra strada che quella di mettere coraggiosamente mano a un nuovo umanesimo».

Una riflessione che si collega alla secolarizzazione che in questi ultimi decenni ha cambiato il volto delle società europee e occidentali. «L’aspetto doloroso della secolarizzazione – precisa l’Arcivescovo – non sta nella messa in discussione, pur aspra, del ruolo storico (culturale, sociale, politico) della religione, ma nel suo esito – al di là delle intenzioni – per cui la contestazione della religione diventa negazione delle stesse basi umanistiche della civiltà occidentale e pretesa di costruire un mondo nuovo in rottura con esse».

Un nuovo orizzonte, dunque, che rimette al centro l’uomo, dove i poteri, soprattutto quelli economici oggi dominanti, non dettino l’agenda. «Senza ripensare l’uomo, senza riproporsi la questione della grammatica dell’umano, l’unico sapere e saper fare di cui l’uomo contemporaneo si sente certo è quello tecno-scientifico – continua Scola -. A livello della gestione su grande scala questo significa primato dell’economico-finanziario, della rete e della comunicazione, della biopolitica, cioè primato delle grandi leve di un regime tecnocratico. In esso i criteri del potere tecnico condizionano tutti gli altri (politici, sociali, etici, culturali, religiosi) e prevalgono su di essi, privandoli della risorsa prima e indispensabile di un soggetto umano capace di mettere in discussione anzitutto se stesso».

Milano, prospettive e responsabilità

Dal globale al locale è il passaggio nella riflessione di Scola che punta lo sguardo su Milano, sui suoi profondi cambiamenti e soprattutto su quali strade deve imboccare, valorizzando anche i “nuovi” milanesi. «L’energia di speranza e di operosità dei nostri padri che, con grande fatica e dedizione, furono capaci, nell’immediato dopoguerra, di risollevare una Milano umiliata e invasa dalle macerie, sembra trovare oggi un’ideale continuazione nella capacità di lavoro e di solidarietà, mista a una fedele appartenenza alle proprie radici, in diverse comunità di immigrati che collaborano, sempre di più, a dare volto ai milanesi del futuro. Una società civile che promuova anche il lavoro come esperienza di senso e di relazione e aiuti ad aggiornarlo secondo le sue possibilità tecniche ed economiche, affinché l’esperienza del lavoro sia accessibile alle nuove generazioni».

Una metropoli, che pur vivendo in prima linea gli effetti della crisi e del dominio tecnocratico, mantiene in sé grandi possibilità: «Per quanto condizionata dalla cultura a cui abbiamo fatto cenno, anche la città di Milano non manca di grandi risorse. La prima è forse la sensibilità di tutti coloro che, secondo le più diverse appartenenze e posizioni culturali, avvertono il primato e l’urgenza della questione uomo, essenziale anche per il rinnovamento civile in ogni suo settore».

Un dialogo costruttivo che la comunità cristiana intende portare avanti: «Con costoro la Chiesa ambrosiana è interessata ad approfondire o ad aprire un confronto oltre che a operare insieme in tutti i modi opportuni. La Chiesa, in prima istanza, non entra in concorrenza o in contenzioso con nessuno. Dà notizia e rende disponibile a tutti una fonte di rigenerazione dell’umano, di cui la storia umana ha sempre bisogno, soprattutto in certi suoi momenti. Appare qui, nella giusta luce, l’apporto che anche oggi le religioni possono dare alla vita buona, che genera pratiche virtuose, all’interno di una società plurale come la nostra».

 

 

APPROFONDIMENTI ALLA RADIO
Dal 9 dicembre, su Radio Marconi, dal lunedì al venerdì alle 6.45 e alle 20, tre minuti di approfondimento sul Discorso col commento di un esperto. Al Discorso Radio Mater dedicherà invece un approfondimento martedì 10 dicembre, alle 9.30, nell’ambito della rubrica “Come brezza leggera”, condotta da monsignor Eros Monti.

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