Un evento che ha celebrato i primi dieci anni di attività della prestigiosa istituzione culturale ambrosiana. La cui storia e le cui sfide sono state illustrate dagli interventi di monsignor Brambilla, del presidente Brianza, del professor Bazoli, del direttore Biscottini, del curatore Pirovano e del direttore regionale Petraroia. Il saluto conclusivo del cardinal Scola.

In questi primi dieci anni di attività, il Museo Diocesano è diventato uno dei luoghi della cultura più amati e apprezzati di Milano. Ieri sera, in occasione della presentazione del nuovo catalogo delle sue collezioni, se ne è avuta l’ulteriore riprova. Tanta gente, studiosi, artisti, giornalisti, rappresentanti delle diverse realtà museali ed esponenti del mondo culturale ambrosiano, tutti convenuti, insieme all’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, e il ministro per i Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, per festeggiare con questo evento il significativo anniversario.

Un catalogo che non è una semplice “guida”, ma un completo strumento di lavoro e un indispensabile sussidio per chiunque voglia approfondire la conoscenza del patrimonio artistico conservato dal Museo Diocesano, realizzato da un’equipè di ricercatori e pubblicato da Electa (quasi 500 le pagine, interamente illustrato) nella prestigiosa collana dedicata ai musei e alle gallerie della città di Milano, nata quarant’anni fa e giunta con questa volume al numero 69 della serie. Un dono prezioso, insomma, ideato nel decennale del Museo Diocesano ma offerto, simbolicamente quanto fattivamente, all’intera collettività e a tutti coloro che hanno a cuore l’arte e le vicende della Chiesa ambrosiana.

«Un Museo che festeggiando questo suo primo decennale, si predispone ad affrontare ora la sfida più grande», ha affermato monsignor Franco Giulio Brambilla, neoeletto vescovo di Novara che ha ricordato come la sua esperienza di Vicario episcopale per la cultura sia iniziato, nel 2007, proprio qui, nei Chiostri di Sant’Eustorgio, alla premiazione dei vincitori del concorso per la realizzazione del “quarto braccio” che porterà alla definitiva ultimazione del complesso museale. «Una sfida che consiste nel non guardare soltantoo alla grande storia passata della diocesi, con tutte le sue testimonianze di arte e fede, ma anche nell’aprirsi al futuro, perchè quella storia sia compresa e vissuta proprio dalle generazioni più giovani». Un luogo, questo del Museo Diocesano, ha continuato il vescovo, in cui «sempre più il teologo, lo storico e l’artista devono incontrarsi e operare in sintonia per mostrare come il sensibile abbia un’autentica vocazione spirituale».

Una sfida immediatamente raccolta e rilanciata dallo stesso presidente della Fondazione Sant’Ambrogio, Mario Brianza, che ha rivendicato la vocazione di apertura del Museo Diocesano, «che si pone in dialogo e confronto con tutti e con un pubblico di ogni età, offrendosi come luogo privilegiato per chiunque sia alla ricerca del senso più profondo della vita».

La pubblicazione del catalogo sistematico del Museo Diocesano di Milano è stata promossa in collaborazione con Intesa Sanpaolo, che, come ha ricordato il presidente Giovanni Bazoli, continua oggi l’ammirevole progetto sponsorizzato agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso dalla Banca Commerciale, per intuizione di Raffaele Mattioli. «Un impegno», ha ribadito Bazoli, «che riconosce nel principio di “responsabilità sociale” il riferimento prioritario delle proprie politiche culturali, nel convincimento che la crescita economica del Paese passi attraverso la crescita civile e culturale, attraverso la salvaguardia e la promozione del nostro stesso patrimonio culturale».

Curatore, da sempre, di questo benemerito programma editoriale – preso a modello anche all’estero – è il professor Carlo Pirovano, che nel suo intervento ha sottolineato come la collana dedicata ai musei milanesi abbia raggiunto con questo catalogo del Museo Diocesano «un consuntivo davvero impressionante: 26.500 pagine, 42.000 opere studiate e presentate in schede critiche con il corredo di altrettante immagini». Numeri “oggettivi” che ben evidenziano la portata di questa impresa, il cui pregio distintivo, ha rimarcato ancora Pirovano, è proprio quello «di prendere in considerazione non solo le opere più note e celebrate, ma anche quelle considerate “minori”, magari non esposte e conservate nei depositi, ma che contribuiscono comunque a restituire il tessuto connettivo di una civiltà figurativa complessa».

È toccato naturalmente al direttore Paolo Biscottini parlare più direttamente, e con una certa, visibile emozione, del “suo” Museo Diocesano, che ha guidato fin dalla sua inaugurazione, il 5 dicembre 2001, ad opera del cardinal Martini. Biscottini ha rivolto ringraziamenti non formali a tutti coloro che in questi anni hanno contribuito a rendere il Museo una realtà viva e vitale, e in particolar modo a coloro che, con la loro professionalità, hanno oggi realizzato questo catalogo scientifico. «Un catalogo di cui siamo ancor più orgogliosi», ha affermato il direttore, «se riflettiamo sulle difficoltà del tempo presente, sulla crisi finanziaria che incide gravemente anche sulla vita delle istituzioni culturali e su quella, ben più inquietante, della cultura stessa e di quella museale in specie». «E se questo catalogo nulla dice dei nostri affannosi tentativi di parlare del senso ultimo della vita e delle ragioni dell’arte», ha avvertito Biscottini, «pure è fondamento di tutto ciò, perchè in esso si affronta, in termini rigorosi e sistematici, il tema della conoscenza dell’arte che qui conserviamo, affermando che solo dalla conoscenza può legittimarsi il tentativo di andare oltre gli aridi percorsi del sapere ed entrare nella rappresentazione della storia sacra».

Così anche Pietro Petraroia, oggi dirigente della Regione Lombardia in materia di beni culturali e già soprintendente del polo di Brera, che ha invitato a considerare come «questo catalogo, di fatto, appare consegnato direttamente anche alle numerose comunità cristiane della Diocesi, che al Museo non possono non sentirsi legate; e non soltanto nel caso in cui esso abbia dato protezione e visibilità ad opere d’arte che da tali comunità provengano, ma soprattutto perchè il Museo da un decennio si pone come un servizio concreto per un intenso dialogo con la società contemporanea, provocandola, tramite l’esperienza diretta dell’arte, a riconoscere i suoi bisogni profondi, nel suo continuo mutatrsi».

Parole riprese anche dal cardinal Scola, che volentieri ha accoltol’invito a dire una parola conclusiva all’evento. «La mia stessa esperienza più che ventennale come vescovo», ha ricordato, «mi ha mostrato come proprio attraverso la bellezza dell’arte sia possibile superare quella frammentazione che noi tutti viviamo quotidianamente, riconducendoci all’unità della nostra personalità illuminata dal Risorto». Il bello, insomma, secondo le parole di san Tommaso d’Aquino, come espressione del vero. (l.f.)

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