Viaggio nei luoghi della Mediolanum romana, alla scoperta delle tracce di quel palazzo e di quella corte dove, nel 313 d.C., fu redatto il celebre "editto" sulla libertà religiosa.

di Luca FRIGERIO

Costantino

«A Milano ogni cosa è degna di ammirazione», scriveva il poeta di corte Ausonio nel 380 dopo Cristo, nel pieno cioè dell’episcopato di Ambrogio. «Vi è una profusione di ricchezze e innumerevoli sono le case signorili. Le sue costruzioni appaiono una più imponente dell’altra, come se fossero fra sé rivali, e non ne sminuisce la grandezza nemmeno la vicinanza con Roma…». Al di là di una certa enfasi, questi versi del retore bordolese sono una precisa testimonianza della grandezza e dell’importanza di una città, l’antica Mediolanum, che dalla fine del III secolo era stata scelta quale capitale dell’impero romano. E dove, nel 313, Costantino e Licinio si erano incontrati per redigere quel celebre “editto” sulla libertà religiosa, destinato a incidere così fortemente sul corso stesso della storia.

Nella chiesa di San Giorgio al Palazzo, situata lungo via Torino, a pochi passi dal Carrobbio, una lapide moderna ricorda come quel documento sia stato elaborato dai due augusti proprio in questo luogo. Una memoria tramandata, in realtà, più dai riferimenti toponomastici che dalle evidenze archeologiche, poiché del palazzo imperiale che accolse a più riprese Costantino e i suo successori sono venuti alla luce solo pochi resti, insufficienti a restituire l’immagine di quelle strutture che, destinate a rappresentare il potere degli imperatori, dovevano apparire imponenti e monumentali.

La corte imperiale, infatti, si estendeva su un intero settore della città, fra Porta Vercellina e Porta Ticinese, delimitato dal circo e dagli assi viari principali: il decumano (nel tratto corrispondente alle attuali vie Santa Maria alla Porta e Santa Maria Fulcorina) e il cardo (oggi via Torino). Un’area decisamente troppo vasta per ritenerla occupata da unico blocco architettonico, ma che più verosimilmente doveva presentarsi come un insieme di edifici di varia destinazione (ad uso, cioè, di abitazione, di uffici ministeriali e anche militare: Ausonio, infatti, usa il termine arces, cioè “rocca”), sorti in differenti momenti a seconda delle esigenze dei diversi imperatori e delle necessità che la vita delle corte imponeva.

All’interno dell’area palaziale doveva esistere un complesso termale, individuabile proprio presso la chiesa di San Giorgio al Palazzo, che ancora in epoca medievale era infatti citata con l’appellativo “baniaria”. L’edificio rinvenuto in via Brisa (i cui ampi resti sono ben visibili dalla strada), a lungo genericamente indicato come “terme”, è oggi invece riconosciuto come un complesso di rappresentanza della corte stessa, costituito da una serie di ambienti absidati organizzati attorno a un vano circolare coperto a cupola, secondo uno schema planimetrico che ha un precedente a Roma nella Domus Augustana e precisi riscontri a Costantinopoli.

In vari punti dell’area occupata dal palazzo imperiale, inoltre, sono stati scoperti dei mosaici pavimentali: fra i più interessanti, quelli rinvenuti in via Soncino e in via Nerino, attualmente conservati al Museo Archeologico di corso Magenta. Databili alla fine del IV secolo, queste pavimentazioni a mosaico presentano una decorazione policroma piuttosto elaborata, con motivi a treccia lungo i bordi e quadrati, losanghe e scudi che si intersecano fra loro nella parte interna, ornata anche con crocette, stelle e fiori stilizzati.

Il circo, che in età tardoantica si trovava costantemente abbinato alle residenze imperiali (a Nicomedia come a Salonicco, a Treviri come a Sirmium), si inseriva in una stretta fascia allungata fra le mura e il palazzo stesso, occupando con i suoi 470 metri di lunghezza (su 85 di larghezza) tutto il confine occidentale della città. Utilizzato per le corse dei carri, il circo vide aumentare la sua importanza con il crescere del favore popolare per questo genere di spettacoli, tanto che proprio nel IV secolo le diverse “fazioni” degli aurighi finirono per assumere il carattere di veri e propri partiti politici. Il circo stesso divenne luogo privilegiato delle apparizioni pubbliche dell’imperatore, motivo per cui il palco imperiale doveva essere direttamente collegato alla corte. A Milano è possibile ricostruire l’esatta planimetria del grandioso edificio circense attraverso i resti delle strutture conservate: particolarmente imponente è il muro curvilineo (alto dieci metri) messo in luce tra via del Torchio e via Circo, mentre una delle torri quadrangolari che faceva parte del monumentale ingresso è stata trasformata successivamente nel campanile della chiesa del Monastero Maggiore (visibile da via Luini).

Il teatro, la zecca, le terme, le aree cimiteriali, così come la cinta muraria fatta costruire da Massimiano, sono altri luoghi significativi della Milano del secolo di Costantino: monumenti ed evidenze archeologiche che saranno oggetto di un prossimo articolo. Così come le prime testimonianze cristiane in città, a cui verrà dedicato un apposito servizio.

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