Ricorre il ventennale di promulgazione di «uno dei frutti più importanti» del Concilio Vaticano II

di Antonio COSTABILE
Responsabile del Servizio per la Catechesi

Catechismo Chiesa cattolica

In questo Anno della fede siamo invitati a riscoprire il Catechismo della Chiesa cattolica (Ccc) come testo che sta a fondamento dei catechismi elaborati dalle Chiese particolari per ogni fascia d’età a partire dal mondo degli adulti e per diversi contesti vitali, culturali e sociali. È un testo che non può mancare nella biblioteca di un catechista, come la grammatica della fede, dalla quale attingere il suo sapere insieme ai testi della Sacra Scrittura e in genere del Magistero.

Certo non è un testo di facile e immediata lettura. Chiede alcune attenzioni particolari che vogliamo mettere in evidenza. La lettera Porta fidei, d’indizione dell’Anno della fede, ricorda che questo anno è un periodo reso significativo non solo dal cinquantesimo anniversario dell’apertura del Vaticano II, ma anche dal ventennale di promulgazione del Ccc (n. 4), che qualifica come «uno dei frutti più importanti» del Concilio (n. 11).

Da qui viene l’indicazione che «tutti» possono trovare in esso un «sussidio prezioso e indispensabile», «per accedere a una conoscenza sistematica dei contenuti della fede» (n. 11). Da qui, pure l’esortazione a un «corale impegno per la riscoperta e lo studio dei contenuti della fede» che, ancora una volta, trovano nel Ccc «la loro sintesi sistematica e organica» (n. 11), garantita dalla sua struttura (cf n. 11) che è quella di un testo che illustra chiaramente la natura dell’atto di fede (cf n. 10).

Il Ccc è voluto in origine non come un manuale dottrinale pronto per l’uso da parte dei singoli credenti, ma come testo per i vescovi e i redattori di catechismi, «punto di riferimento» per il loro lavoro. Si tratta di un vero catechismo, cioè di un «catechismo testo», raccolta dei contenuti della fede attorno ai suoi quattro pilastri fondamentali, che ha delegato, con grande libertà, ai pastori in cura d’anime il compito di «spezzare il pane ai piccoli» con l’elaborazione dei «catechismi-commento». Coerentemente con un tale auspicio, il Ccc nasce come «catechismo-testo», unicamente preoccupato di presentare integra e corretta la fede cristiana e disinteressato a ogni problematica di tipo pedagogico e didattico connaturale a ogni comunicazione catechistica concreta.

Pur essendo destinato principalmente ai responsabili della catechesi, a partire dai vescovi e dai redattori dei sussidi catechistici delle Chiese locali nondimeno «sarà di utile lettura anche per tutti gli altri fedeli cristiani» (Ccc 11-12). Tuttavia, «per la sua intrinseca finalità» il testo «universale» non si cura degli «adattamenti dell’esposizione e dei metodi catechistici che sono richiesti dalle differenze di cultura, di età, di vita spirituale e di situazione sociale ed ecclesiale di coloro cui la catechesi è rivolta. Questi indispensabili adattamenti sono lasciati a catechismi appropriati» (Ccc 24).

Certamente il testo pur nella sua ricchezza e precisione nell’esposizione dei contenuti della fede chiede di essere usato non direttamente nel linguaggio corrente della catechesi, poiché il dramma della nostra epoca, come già ricordava Paolo VI, è la separazione tra fede e cultura contemporanea. Il testo è sicuramente come una pietra miliare che sta a fondamento della nostra professione della fede, ma chiede di essere rielaborato e declinato in altri catechismi-commentari che mettono in gioco un incontro-scontro con le culture correnti, il vissuto immediato degli uditori dell’annuncio con diverse forme di mediazioni. Oggi prima di offrire direttamente i contenuti della fede occorre ridire le ragioni del credere, suscitare gli interrogativi primi sulla vita, che aprono criticamente le ragioni della mente e del cuore alla possibilità del credere.

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