Oltre che in italiano si confessa anche in inglese, spagnolo e francese, non solo immigrati, ma pure turisti. Parla l’arciprete mons. Manganini

Luisa BOVE

confessioni

«Il Duomo non è solo un luogo di passaggio», assicura l’Arciprete mons. Luigi Manganini, «ma la gente sceglie di venire qui a confessarsi, non sono da Milano, ma anche da fuori regione, addirittura da Piacenza, che in fondo è una delle città a noi più vicine».

Nella cattedrale ci sono preti in confessionale tutti i giorni e a tutte le ore, dalle 7 del mattino fino alle 18.30, con orario continuato, tanti infatti approfittano dell’ora di pranzo per accostarsi al sacramento della Riconciliazione.

«A seconda delle diverse fasce d’orario ci sono tipologie differenti di persone», spiega l’Arciprete del Duomo, «c’è chi viene a confessarsi la mattina presto prima di andare in ufficio, mentre più tardi o dalle prime ore del pomeriggio arrivano persone libere dal lavoro, mentre nella fascia oraria di pausa pranzo e la sera si vedono soprattutto i lavoratori, che a volte entrano in Duomo alle 18.30, quando ormai dobbiamo chiudere».

La presenza varia anche con le stagioni, ma i confessori sono sempre presenti. «A volte sono di più o di meno secondo un’alchimia che abbiamo studiato insieme al Canonico Penitenziere che tiene monitorata la situazione», dice mons. Manganini. «Lui è il primo confessore, ma in tutto sono una trentina e nei momenti straordinari occorre rinforzare il numero». Dall’inizio di dicembre per esempio i penitenti che giungono in cattedrale per confessarsi sono cresciuti e «sarà così fino a Natale».

In Duomo si confessa anche in diverse lingue, soprattutto spagnolo e inglese, meno in francese. Su alcuni confessionali si trova indicata la lingua che il confessore conosce. «Abbiamo confessori poliglotti molto bravi, mentre io mi arrangio solo con un po’ di inglese».

Tra gli stranieri c’è chi vive qui, in particolare i latinoamricani e i filippini, oppure chi è di passaggio. «I voli low cost portano turisti a Milano nel week end e così il sabato e la domenica vediamo arrivare anche famiglie intere che vengono a confessarsi. A volte giungoo anche dalla Svizzera, dall’Estremo Oriente e addirittura dall’Australia».

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