La mattinata trascorsa dall’Arcivescovo tra le tende ambrosiane in Valgrisenche: «Non è sempre facile fare posto a Dio, ma la sua imponenza è ciò che dona significato alla vita»

di Annamaria BRACCINI

campeggi Valle d’Aosta 2013

«Il campeggio è uno stile di vita che dice che tipo di donne e uomini siamo, nel senso che qui si dimostra l’apertura a a Dio, agli altri, al creato». Lo dice il cardinale Scola, mentre un pallido sole illumina lo splendido paesaggio montano di Valgrisenche, presiedendo la Messa in una della “cattedrali” più grandiose che si possano immaginare, fatta dal verde della natura e dal profilo delle montagne che disegnano il cielo. A cornice del semplice altare, le tende del campeggio femminile di Valmadrera. Sono tutti intorno all’Arcivescovo i giovani, anche quelli dei campeggi vicini, le ragazze di Carugate e chi partecipa ai campeggi misti degli oratori di Nerviano, di Cantalupo e di San Barnaba e Maria Madre: in tutto oltre trecento persone.

Appena arrivato, salutato delle bandane sventolate e dai canti, è il Cardinale stesso a esprimere la gioia di «essere con voi, con i vostri educatori, i sacerdoti». Tra loro i coadiutori delle parrocchie e comunità presenti all’incontro, il parroco di Valmadrera don Massimo Frigerio, quello di Carugate don Claudio Silva e don Pellissier, parroco di Valgrisenche.

«Chiedetevi sempre qual è lo spazio che ogni giorno riservate al Signore, perché solo se si comprende quanto Dio ha a che fare con ogni aspetto della vita, si diventa adulti. Non dimenticate mai Gesù», sottolinea l’Arcivescovo nella sua omelia. A partire dalle parole del Salmo – “Viene il nostro Dio e non sta in silenzio” – aggiunge: «Tante, troppe volte ci dimentichiamo di Lui. Il campeggio è uno stile, e dallo stile si capisce che uomini e donne si è, nel senso che si dimostra la capacità di apertura a Dio, agli altri, alla natura. Questo ci aiuta a tenere presente il Signore nella nostra giornata, come presenza reale che ci accompagna di giorno in giorno. Non è facile per i giovani, in certi momenti, fare posto a Dio lungo la giornata, ma la sua imponenza è ciò che dona significato alla vita. Chi si ricorda di Dio cammina sulla strada giusta».

«Vorrei che questo incontro con l’Arcivescovo suscitasse in voi una domanda da ripetersi tutte le mattine: “Che posto ho dato al Signore, oggi?”», dice ancora Scola. Da qui l’indicazione e il compito lasciati ai giovani, ma anche a tutta la diocesi con la Lettera pastorale che guiderà il prossimo anno diocesano e che il Cardinale si augura leggano anche i ragazzi: «L’esistenza di tutti i giorni è costituita da tre dimensioni fondamentali: i rapporti (cioè la nostra vita affettiva), il lavoro e il riposo. Finché non si impara a capire cosa abbia a che fare Gesù con il modo di amare, di lavorare e riposare, non si vedrà una meta chiara, non si diventerà adulti come donne e uomini in senso pieno. Il mio augurio è che andiate a fondo di questa grande questione».

A conclusione, l’Arcivescovo torna sulla necessità di comprendere la presenza di Dio nella vita. «Cosa c’entri Gesù con il quotidiano – dice, ricordando il suo primo campeggio nel 1959 -, va imparato giorno per giorno. E per imparare si ha bisogno di una compagnia che non esclude nessuno. Così come si impara ad amare, volendo il bene dell’altro, occorre prendere sul serio le indicazioni che Dio manda. Sia che sentiate la vocazione al matrimonio o al sacerdozio, dovete confidarlo subito a chi vi è vicino, a chi è più grande di voi, i genitori, i sacerdoti, proprio per quel compito che vi ho affidato: comprendere che Dio ha a che fare con tutte le dimensioni dell’esistenza e la prima è quella affettiva».

Concetti che il Cardinale aveva sottolineato anche nel breve incontro con le autorità, svoltosi prima della celebrazione eucaristica. Al sindaco di Valgrisenche Riccardo Moret, che aveva richiamato «lo  spirito religioso profondo delle terre d’Aosta, dove già nel 1000 tutti si ritrovavano attorno a un campanile», e alla presidente del Consiglio regionale Emily Rini, che aveva parlato di «comunità vive», l’Arcivescovo, infatti, aveva detto: «Questa forma di vacanza è particolarmente significativa. Il contatto con la natura, l’adeguamento delle strutture – nel campeggio di Carugate tali adeguamenti sono stati realizzati da chi è impegnato “sul campo” – riescono a preservare il senso profondo del riposo, che non è un puro staccare la spina, ma riscoprire come la nostra libertà si muove rispetto al senso della esistenza nel momento drammatico che stiamo vivendo. A nome di tutti i sacerdoti e di tutti i laici sono grato a voi che favorite, come autorità, queste forme di vacanza, che sono un fattore di civiltà. Sperimentiamo un momento di difficoltà, perché non riusciamo a piantare “pali solidi” per costruire il “nuovo”, che può e deve edificare solo la società civile».

Poi, dopo un momento di preghiera nella cappellina per l’Adorazione costruita – tenda tra le tende – nel campeggio, via verso Planaval, nella struttura dell’oratorio di Carugate, dove un ottantina di ragazze delle scuole medie stanno trascorrendo la loro vacanza. Via per un pranzo tutti insieme con l’Arcivescovo, che conclude: «Ricordate quello che Giovanni Paolo II chiamava “il genio femminile”: non imitate mai certi modi maschili che non vi rendono giustizia».

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